• Pirano Istria

    Agosto 2022

    Mi accampo a Camper Lucija di Portorose.Faccio una capatina a Pirano con l’inseparabile ed insostituibile bici.Appena sporgi il naso a pochi metri da casa tua, la testa comincia a girare a 360 gradi.Perdi cognizione del tempo e sembri umbriaco.Ti parlano ma sei sordo.Osservi il paesaggio, ma già ti chiedi cosa riserva quell’ altro angolo nascosto.Ci si sente soli in una simile situazione di ebbrezza senza vino ? No, anzi! ti senti fortunato perchè nessuno ti interrompe con domande che porrebbero fine all’incanto.La solitudine arriva dopo.Tra gli scogli intravedo all’improvviso un pirata dipinto tra massi grigi, lasciato lì in balia delle onde e del sole di Agosto.Scendo tra i bagnanti indifferenti, per toccarlo e fare una foto.Come la mucca che rimugina al sicuro, pigra,nella stalla, il fieno vecchio di praterie conosciute, lo ridipingo a casa in giardino, ricordando quelle sensazioni.Scrivo , comunico senza riflettere e ringrazio quanti fanno lo stesso,in questo blog, perchè la felicità non ha senso, se non condivisa.

  • Qui-Quo-Qua

    Da ragazzino delle scuole medie leggevo ,più volentieri dei libri scolastici, TOPOLINO, tra l’altro di nascosto, per non essere rimproverato di perdere tempo.Meno male che la didattica si è ravveduta a riguardo, perchè ricordo meglio e con maggiore piacere quanto appreso dai fumetti.Bene! a quei tempi senza nessun sentore di un futuro Internet mi chiedevo come i nipotini di Paperino riuscissero a risolvere qualsiasi dubbio o situazione ricorrendo al “Manuale delle giovani marmotte”.Un libro simile, lo invidiavo e desideravo anche io, in quanto l’enciclopedia di casa di tre striminziti volumi a disposizione, non era mai in grado di rispondere ai miei quesiti.Ancora:una telefonata negli USA era un evento eccezionale e molto costoso ed aspiravo ad essere un radioamatore per comunicare quanto più lontano possibile senza spendere un patrimonio.Quanti altri ancora prima di fermarci, riflettere e renderci conto di avere oggi ancora più disponibilità di qui-quo-qua, a prescindere di tutto il resto.

  • Malinteso sicuro

    La maggior parte delle incomprensioni deriva dal contesto in cui si usa una determinata parola, quando c’è l’incontro scontro tra due individui, che hanno trascorsi e formazione culturale ed ambientale differenti,ovvero la totalità delle persone.Tale affermazione, spiegata in modo semplicistico, è di uno scrittore, di cui mi sfugge il nome.Ricordo però l’esempio.Prese a caso una parola :Grazia.Per associazione di idee un sacerdote penserà alla “grazia dei cieli”, un avvocato o un giudice penserà al” fine pena”, uno stilista di moda o una ballerina alla movenza da utilizzare nel ballo o passerella, un giovanotto ad una ragazza di nome “Grazia”.In sintesi reagiamo al momento presente in base a tutte le esperienze, che ci hanno formato nel bene o nel male nel passato.Trincerarsi su prese di posizione drastiche per reazione a quanto riferito alla nostra persona è spesso sbagliato, perchè male inteso.

  • A proposito di violenza

    Concentrare dentro paletti razionali l’amore che è irrazionale, potrebbe non avere senso, ma limitiamo il punto di vista all’uomo qualunque che in base ad esperienze personali dice la sua:

    Amare per davvero un altro significa godere della sua compagnia ma soprattutto desiderare il suo meglio, incluso perderlo.Ogni forma di gelosia, minaccia di suicidio o ritorsioni contro lei o il lui-lei indesiderati è solo egoismo o poca fiducia ma in sè stessi.Gli egoismi sono tanti.Quello del padre che non accetta e rifiuta il figlio gay o con handicap.La suocera che rifiuta la nuora rivale.Gli esempi potrebbero essere infiniti. Il predominio su tutti questi,ma solo perchè più noto alle cronache e più cruento e pericoloso, è quello del maschio, che si vendica della propria femmina, che ha osato lasciarlo per un altro.Si regredisce allo stadio primordiale del cervo nella foresta, che impone il suo dominio con la forza ed uccide il rivale in amore, che insidia le femmine dell’harem.E’ la cultura del macho, non sempre privo del titolo di studio o di raffinato rango sociale, anche ammirato e corteggiato,ma incompleto nella personalità di fondo:mi accetto e mi amo per come sono ed è per questo che sono pronto alla compagnia dell’altro, che però potrebbe venire meno per tante ragioni, ma io sarò capace di riprendere il cammino in solitudine.

  • Im Westen nichts neues -Niente di nuovo sul fronte occidentale

    Nel 1917 un ragazzo tedesco di appena 18 anni, i famosi ragazzi del 99, parte per la Grande Guerra contro i Francesi, insieme a tre compagni di scuola, infatuato di patriottismo ed amore di gloria, a causa dell’indottrinamento degli insegnanti.Ben presto, sul campo di battaglia, sbattono di brutto contro una realtà inaspettata.Il protagonista, alter ego dell’autore Remarque, che si rifà ad esperienze realmente vissute, perde tutti i compagni ed anche lui muore, proprio sul finire della guerra.In contemporanea il bollettino di guerra, nel giorno della morte, comunica:Niente di nuovo sul fronte occidentale.

    Riflessione.Nel momento del dolore più intenso per un caro, che ci lascia, sembra strano che tutto comunque proceda, come al solito:il sole sorge e tramonta, lasciando spazio al cielo stellato ed alla luna, ed il telegiornale di Rai 1 inizia puntuale alle ore 20,00.Anche funerali di prima classe, come quello recente di Elisabetta II, sono subito baipassati da un film divertente su Netflix o da un invito inaspettato per una pizza con gli amici.Per ognuno di noi a chi ci sopravvive, il comunicato sarà :Niente di nuovo.

  • 2022

    Ognuno di noi è un microuniverso unico,fatto di numeri finiti,che nessuno conosce.Va bene!Gli occhi sono due e le dita delle mani 10.Ma quanti sono i capelli?O i bulbi piliferi, che una calvizie o una buona ceretta femminile o maschile, neanche riesce a nascondere?Quante le cellule sudoripare, che ci sono venute in soccorso specie in questa estate?Quanti i globuli rossi o bianchi nel sangue?Dopo o prima di un bicchiere di rosso?Si potrebbe cominciare e continuare ad oltranza senza una risposta.Siamo un enigma indecifrabile per noi stessi.Figuriamoci per gli altri.Siamo fatti di numeri finiti, che neanche il computer più potente riesce a valutare.Impresa ancora più ardua se aggiungiamo anche il fattore tempo, che cambia i valori al nanosecondo.Ma da Internet apprendo il numero magico, che altro non è che l’anno in corso:2022.Conteggia gli anni di vita, aggiungi quello di nascita ed il risultato è sempre lo stesso, sia per il neonato che per il centenario.Per una volta ho le idee chiare ed un numero preciso.Un minuscolo,striminzito lampo rischiara il buio fitto di tante domande, cui nessuno è in grado di ripondere, e che noi chiamiamo caos, ma tale non è, perchè fatto anche lui di conteggi senza errori.Le soluzioni ci sono, anche se in un’altra dimensione, a noi completamente sconosciuta.

  • Gli scacchi come metafora di vera guerra di selezione darwininiana per il genere uomo

    Il gioco degli scacchi, mi ha affascinato, fin da quando l’ho soperto da ragazzino.Non lascia spazio alla fortuna, come nelle carte, ma solo alle tue personali capacità, tra cui prima di tutto l’intelligenza.Se si dovesse giocare, come in una guerra, in cui solo il vincitore sopravvive,in un mondo di uomini, diventato troppo piccolo, si assisterebbe ad una competizione crudele ma soprattutto vera.In caso di sconfitta non ci sarebbero le attenuanti per armi, che da una parte potrebbero essere più sofisticate o potenti oppure di truppe più numerose oppure di una forza fisica maggiore o di tante altre variabili. Sarebbe uno scontro allo stadio puro, a quello che ci differenzia dal resto del mondo animale, tra due personalità, in cui prevale solo quella più furba, meno emotiva, più concentrata.Non ci sarebbe spargimento di sangue nè rivincita nè patta.Vince solo il cervello più evoluto.La forza bruta, quella dello scontro a cornate tra i cervi della foresta per il predominio sulle femmine e sul cibo scarso, sarebbe appannaggio esclusivo delle sole macchine, informatizzate al meglio dagli scacchisti più bravi.

  • Il numero tre come metafora della vita

    1.Il numero tre è considerato il numero perfetto, non fosse che per motivi religiosi. Tre trinità per tre (111x111x111) x (111x111x111) dà un numero facile da memorizzare :una scala 12345678987654321.E’ la vita.Sale , scende, risale e si evolve, come in una spirale.Non è l’infinito in cui ci si smarrisce, partendo dall’uno e proseguendo ad oltranza senza fine o indietro oppure avanti.

  • Un amico in più fa la differenza.Al momento opportuno manca però sempre quello in meno.

    Basta un sorriso, una semplice smorfia del viso, un gesto per diventare subito amici o il contrario nella vita reale.In quella virtuale basta un onesto like a questo enunciato essenziale, per diventare amici anche senza il collegamento di un computer.

    “Il bene, il male, come possiamo riconoscerli? Il bene è:Ama il prossimo tuo come te stesso, non fare agli altri, quello che non vorresti fosse fatto a te.Il male è il contrario di tutto ciò, incluso l’indifferenza per le disgrazie altrui.”

  • 21-sulla strada. Da Cervia a Iesi.

    Ecco il mio hotel a -5 Stelle.Come tutti i bicchieri mezzo pieni, posso portarmelo dove e per quanto tempo desidero ed i soggiorni sono del tutto gratuiti.I servizi disponibili non sono però eccellenti, ma posso usufruire anche della doccia, se la discrezione del posto scelto lo permette.L’esperienza acquisita da ragazzo mi aiuta anche adesso da pensionato con tempo libero. Dopo la bella escursione in Istria sono diretto a Civitanova Marche per la consegna di alcuni libri.Partito da Portogruaro Venezia mi sono fermato a Cervia, non fosse altro per vedere il famoso Papeete di Milano Marittima.Ho trovato un ottimo accampamento, ombreggiato vicino al cimitero.(Cimitero di Cervia – Via Stazzone.Strada con alberi, defilata, con altri campers in sosta.Ottimale)Amo il mare, ma non perdere tempo per la tintarella o fingere una pennichella impossibile.Andare al mare significa starci dentro il più possibile, meglio a nuoto che in barca.A Trieste, ma anche a Sirmione o Desenzano sul Lago di Garda, c’è il supporto dell’ombra di qualche pineta.A Cervia no.Spostatomi, durante la notte ho fatto nuova tappa a Pesaro(Strada delle Marche-Trafficata.Vicino alle spiagge.Bisogna accontentarsi).Bella città ma anche questa , lunga spiaggia senza ombra di alberi e sono costretto alla visita senza l’interruzione di un bagno in mare.Odio ombrellone e sedia a sdraio.Ceno con 1/2 kg di gelato.Scrivo con le orecchie tappate, per non sentire i rumori della strada.Stanotte traffico incredibile alle due di notte sull’autostrada.Non pensavo di riuscire a dormire nell’area di sosta affollata, invece no.La stanchezza è sempre il miglior sonnifero insieme ai tappi insonorizzanti.Mi rendo conto che sono irrecuperabile e con ritmi impossibili.Mi fermo a Pesaro.Faccio il bagno in serata e termino con un Mojito, al bar della rotonda affollato, che affaccia sul mare.Piazzale della libertà.Il luogo senz’altro più suggestivo della città.Parto per Fano.Altra bella località per il centro storico.Faccio colazione alla Fontana della Fortuna nella centrale Piazza XX Settembre.Riparto per Senigallia.(Parcheggio Cesanella-Largo Michelangelo.Poco lontano dalle spiagge libere.Sosta breve per qualche camper.Il mio passa del tutto inosservato)Provvidenziali i bagni della Stazione, molto ben curati.Pago volentieri il mezzo euro.Sono un clochard, più fortunato perchè motorizzato e con carta di credito.Pranzo all’ombra : menù vegetariano e mezzo litro di Weiss Bier.Mi riposo per un caffè nell’accampamento su ruote.Ferragosto ad Ancona.Vi arrivo di mattina presto.Città deserta.Meno male.Vado alla ricerca disperata di un parcheggio.Come sempre!Imbocco una strada sconosciuta che porta in alto. Troppo in alto.Torno giù.Risalgo, non so dove altro andare.Mi fermo e chiedo ad un giovane con il cane. “Guardi che poco distante c’è un parco giochi per bambini con parcheggio libero.Sempre dritto a destra.”(Percorsa tutta Vittorio Veneto trovate un Parco Pubblico :Parco Pincio con fontana e servizio igienico.Non ho visto altri camper, ma vale la pena, anche solo per qualche foto al panorama.)Il ricordo di Ancona sarò legato a questa area di sosta ottimale.Una veduta del porto di Ancona, ancora più suggestiva con le luci delle navi in lontananza a sera, una fontanella, ottima anche per una veloce doccia, alle 6 del mattino, con nessuno in giro e una toilette rossa disponibile, di quelle mobili.La discesa in bici è facile, ma già mi preoccupo per la salita.Faccio colazione al primo bar.Una edicolante, cui ho chiesto una guida della città, mi fa uno schizzo per raggiungere il centro.Dopo mi rendo conto che sono a metà strada di Viale della Vittoria.Lo percorro per raggiungere il porto e la stazione ferroviaria.Quì mi accorgo di non avere lo zaino.Dubbio!Dimenticato o perso?Torno al parcheggio, per verificare.Come previsto risalire Via Vittorio Veneto, con una city bike è da infarto, con la canicola di agosto e solo un cappellino a protezione.Nell’auto lo zaino non c’è.Perso.Ma ho portafogli e documenti.Torno al centro città, guardandomi bene intorno, se riesco a rintracciarlo.Niente!Raggiungo il Passetto e davanti ad una veduta stupenda con il mastodontico Monumento ai Caduti , che neppure passa inosservato, dimentico.Bagnanti dappertutto nella struttura sottostante, raggiungibile con una doppia scalinata monumentale del 1932.Sono l’unico vestito.Non li invidio.Mi sembrano spiedi al sole rovente.Risalgo e mi fermo al primo chiostro disponibile.Mi siedo all’ombra e soprattutto alla piacevole brezza marina.La ragazza addetta mi fa attendere sia prima che dopo l’ordinazione.Ottimo!Non mi sento le gambe.Il sedere è in simbiosi con la sedia.D’istinto mi alzo, per verificare che non vi sia attaccato,come patella a scoglio.Divoro il toast e tracanno la birra.Un altro toast me lo riservo per la cena.Ancona in 24 ore a causa del parcheggio.Ritorno alla salita, che ancora mi provoca disagio, mentre scrivo(Via Vittorio Veneto, prima di Via Montebello)nonostante fosse il punto di ritrovo per la strada di casa, in una città di certo non piccola.Dopo una notte tranquilla da esausto, decido di ripartire, arreso a quella salita micidiale.Mi ricordo di Jesi , di amici di quella città e vi faccio una tappa del tutto imprevista.Parcheggio in uno spiazzo, davanto alla Scuola Media Federico II.Aperta il 16 di Agosto.Rompo la bici.Mi tocca andare a piedi.Iesi non è una metropoli.Apprendo che vi è nato Federico II e Pergolesi, semplicemente leggendo,ciò che propone prima la strada e poi la guida.Di sera cerco qualche souvenir.Acquisto una lonza di fico ed un ventaglio.Baratto la solita toilette, indispensabile, dopo un litro di latte tra colazione e pranzo, ordinando un Americano ad un bar di Piazza della Repubblica.Cerco una pizzeria per la cena.Individuo la moglie di un collega di scuola, seduta al tavolino di un Bar nel trafficato Corso Matteotti, che parla al cellulare.Lei? Non lei?Da sola? Impossibile!Saprò dopo che anche io avevo suscitato lo stesso dubbio:Lui?Non Lui?Quando vedo comparire anche il collega, ogni dubbio è fugato.Piacevole, ultima serata e giornata del tour marchigiano in compagnia alla Pizzeria Al Gatto Matto.Mi ritrovo anche, a sorpresa, una Diavola e un mezzo di birra Weiss pagato dalla coppia di amici.Forte la tentazione di ordinarne un litro, ma mi sono trattenuto visto i piccoli quantitativi dei due.Mi addormento con una riflessione tutta mia.

    P.S. Nella foto, subito a destra del computer lo zaino, perso ad Ancona.I libri usati richiesti a Civitanova Marche non sono stati consegnati.Mi sono accorto che era una scusa mia, inconscia, per partire.Più semplice spedirli.Mi sembra giusto assegnare 21 -è in fondo un prosieguo del mio articolo Una Vita.