Io Prof

Il periodo più bello della mia esistenza è stato il dopo laurea. La sensazione provata è simile, penso, a quella di un canarino ingabbiato, cui viene lasciato lo sportello aperto per dargli la libertà. Non avendo un lavoro, adeguato, al titolo di studio, tra l’altro, da nascondere, per non ostacolare l’offerta di lavori umili, ho goduto di ogni giorno di sopravvivenza post universitaria per studiare, ma per davvero, l’arte, toccando con mano i monumenti a Venezia, la storia, bevendo birra al HB di Monaco di Baviera, dove Hitler intratteneva con i suoi discorsi i primi seguaci, la geografia, segnandomi sulle carte il percorso Napoli Parigi Londra Edimburgo in treno, la filosofia, con battute osè e sconosciute, che paragonavano la vita ad una semplice apertura di gambe per un veloce godimento, dopo di che era già tutto finito, la matematica grazie al calcolo veloce da presentare al cliente, cui avevi servito qualche bibita, la psicologia di qualche amico, che mi spiegava come bisognava reagire ai capricci del capo donna di turno e terminava sempre con “Capisci a me!”, soprattutto le lingue, conversando in Spagnolo con Portoghesi, che già allora sbeffeggiavano i governi Italiani, che cadevano per un niente o cogliendo , ma alle spalle, la battuta sconcia di qualche Spagnolo che definiva gli Italiani “de mierda”, sicuro che o non capivo o non sentivo.Mi sentivo I “Vaffa ……..” in Italiano ed altre lingue ,perchè mi bloccavo agli inizi delle strisce pedonali, o intento a seguire la mappa o sorpreso dalla visione improvvisa di qualche monumento.Mi fermavo a studiare il percorso con l’immancabile bussola e c’era sempre il vecchietto o vecchiette di turno, che mi chiedevano se avevo bisogno di aiuto.Rispondevo sorridendo di no, ma deprecando il destino che non mi faceva fare la stessa richiesta da qualche bella ragazza.Il colmo era che appena arrivato in una nuova città arrivassero richieste di informazioni riguardo a strade sconosciute, proprio a me.Con l’avviso della  prima supplenza breve di insegnamento in Veneto ,avrò forse già intuito che la pacchia giovanile era finita, se avuta la notizia,  il primo commento, una parolaccia, è stato in tedesco,  visto che mi trovavo in Germania. Mi toccava tornare in gabbia, anche se per poco. Tornare in Italia quale supplente della lingua inglese, poco credibile, se rispondeva, per abitudine con Ja. Trovarmi un alloggio provvisorio in una cittadina sconosciuta, ancora di più, se avvolta nella nebbia invernale e rimpiangere la metropoli lasciata, gli amici, le prime infatuazioni, con storie in sospeso. Il sollievo alla notizia che la supplenza era breve. La titolare aveva deciso di tornare. E’ rimasto il ricordo indelebile e sgradito di una collega , più anziana ed esperta, che aprì all’improvviso la porta dell’aula, dove una classe di scalmanati, dava prova di anarchia totale fuori controllo, nonostante la mia presenza. La prima occhiata, indimenticabile, fu dedicata a me, poi all’intera classe che ammutolì di colpo. Non ricordo se fosse l’ultimo giorno. La collega non era il Preside, in quanto questo lo avevo conosciuto e mi aveva consigliato una borsa, per darmi un contegno, più consono al ruolo. Ottenuto, poi, quello che altri più ambiscono ma io più temevo: l’incarico annuale, in una cittadina balneare del Veneto, lascio definitivamente la libertà, vera o presunta che fosse, per rientrare di nuovo in gabbia. Mi accompagna un amico Inglese di origini Indiane, anche lui desideroso di esperienze ed ancora libero. Non fa altro che compatirmi, per la solitudine e il posto, in cui mi ero cacciato. Il primo anno mi reco a scuola, sempre a piedi. Pensavo che l’arrivare in bici non fosse” consono al ruolo”, indottrinato come ero dalle prime esperienze. IL secondo anno già va molto meglio in un’altra sede, più gradita. Torno ad essere me stesso, sempre in bici e non certo elegantone:un prof insieme a tanti altri prof, soprattutto i cosìddetti allievi. Ma…divento quello che più mi infastidiva: uno normale, con un lavoro normale ed orari normali.Ero,finalmente?!, un adulto.

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7 risposte a “Io Prof”

  1. Ciao Mike, hai un Universo ricco dentro di te.
    Quando conseguii la Laurea 🎓 dopo il primo momento di gloria ed euforia, caddi in un profondo sconforto. Molto bello il tuo racconto. Non è affatto facile fare il Prof. Io li ho sempre rispettati tutti e ad ognuno di loro ho voluto bene.
    Buona domenica

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    1. A laurea conseguita ebbi reazioni esattamente opposte allo sconforto.A parte il primo screzio descritto, con quella unica collega sconosciuta, a scuola mi sono sempre sentito a mio agio e non l’ho trovata una professione difficile.Da allievo è stato il contrario.Non credo che un prof ,solo perchè è tale, merita rispetto. Tu Fortunata!Grazie

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      1. Credo che ogni persona meriti rispetto, ai miei tem
        pi i Professori si rispettavano.
        Non subito dopo la Laurea mi prese un grande sconforto.
        Ciao, buona serata.

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  2. Io avevo iniziato a insegnare prima di laurearmi, ma il momento della laurea fu segnato dal sollievo di essermi tolta dalle spalle un impegno e nello stesso tempo il dispiacere di aver concluso una fase felice della mia vita.

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    1. Percorsi di vita differenti a causa di esperienze diverse :altro Post.Tu continui come Prof.la “fase felice” anche con un blog.A me lo hanno proposto, ma mi sono rifiutato.

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      1. Hai ragione, per insegnare, come per tante altre professioni, bisogna avere passione e, come diceva Jobs, restare hungry & foolish🙏

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  3. Penso che ci vogliano persone diverse per insegnare oggi. Qualcuno che rompa gli schemi delle cose futili rese indispensabili (vedi la borsa per entrare in classe) e le cose indispensabili come capire gli studenti e insegnare, sono diventate futili.

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