Barcola Trieste

Se c’è un posto, che non mi fa rimpiangere,per nostalgia ,l’ Isar di Monaco di Baviera, questo è Barcola a Trieste. Un lungomare di 5 km., che porta al castello di Miramare, barriera naturale, superprotetta con una oasi-riserva marina, accessibile solo con il permesso delle Autorità. Di fronte hai un pezzo di orizzonte, completamente libero, un po’ come la siepe di memoria leopardiana, ma con una location(scusate l’anglismo!) più bella, se confrontata con i pochi alberi, di cui scriveva il Poeta. A sinistra vedi Trieste e gli ultimi lembi dell’Italia fino all’Istria con Punta Salvore. A destra la laguna di Grado, fino a Lignano. Mi sono divertito, più volte, a cambiare la prospettiva per individuare Trieste, grazie al castello, dai punti estremi succitati. E’ il mio regno incontrastato, soprattutto se non invaso da orde di bagnanti che in piena estate lo  assaltano, incuranti di un re, che li accoglie volentieri e non smette la corona invisibile, quantunque, momentaneamente, del tutto spodestato ed ignorato. Qundo sono un bagnante normale in compagnia, procedo con noia, al rito della sedia a sdraio , della crema prendisole , del quotidiano e dell’inseparabile cellulare .Non serve assolutamente l’ombrellone.Non se ne vedono. Quello ce l’hai già disponibile, grazie ad una pineta, creata ad hoc ,agli inizi del secolo scorso, dall’uomo, che spesso azzecca qualcosa. Quando, invece,da solo, indosso corona, pinne ed occhialetti e mi inoltro, nuotando, alla scoperta di qualche anfratto tra gli scogli, patelle, granchi, cozze chiamate peoci in Triestino.Sempre un cormorano di turno, a riposo sul masso, sporgente dall’acqua, mi osserva guardingo. Ogni volta cerco di raggiungerlo con una strategia migliorata ed ogni volta sembra che ci riesco, ma sempre sul più bello mi vola via. Allora mi cerco un altro suo simile, per seguirlo, mentre si tuffa in perfetta verticale, come un siluro, alla ricerca di cibo sul fondale. I pesci non sono disturbati, più di tanto, dall’intruso estivo. Si spostano di poco,per lasciarmi spazio e riprenderselo subito dopo. E  poi c’è la solita bottiglia di vetro o plastica,che diventa la mia preda di caccia non preferita ma obbligata.La raccolgo e metto in disparte, per destinarla ai rifiuti del cassonetto poco distante. Non mi porto l’orologio in acqua, non conosco orari se non quello della stanchezza. Ritorno al posto, che ho ben memorizzato, prendendo come riferimento un punto qualsiasi,che diventa da subito importante, dove ho lasciato lo zaino di scarso valore con asciugamano, cellulare, chiavi auto, privo di oggetti costosi, incluso il portamonete. Ancora bagnato lo prendo e cerco l’ombra gradita di un pino. Quando stufo di riposare, ritorno in acqua, riesco , rientro con un andirivieni, del tutto personale,che spero nessuno noti.Dipende dalla calura del giorno.Se fossi una bella ragazza, topless o non, non penso potrei permettermi un simile atteggiamento. Topless era il richiamo infallibile, per attrarre l’attenzione dei  miei allievi più distratti. Percepivo le orecchie, che con movimenti impercettibili, si sintonizzavano all’unisono, non importa se stessi parlando di una noiosa microlingua di meccanica. Lo sapevo e mi divertivo con stratagemma studiati in anticipo. Segno dei tempi, cambiati da Internet, è stato anche quando mi sono accorto che le temute immagini di nudo femminile, in qualche film, introdotto come lezione, sono passate del tutto ignorate. Anni fa arrivavano sempre battute, che rischiavano di interromperne la visione .Anche sott’acqua mi vengono improvvisi questi ricordi e mi piacerebbe averli insieme a me, i miei allievi,  soprattutto i rompiballe, per farne cosa? Non l’ho mai capito.D’inverno ridivento il sovrano incontrastato.Seduto su di una panchina, a mò di trono, mi tengo la corona, ben fissata sul capo con le mani, in modo che non scappi con le folate forti della bora, che spazza onde del mare e capigliature, non protette dai cappucci.Le fa andare da una parte o dall’altra, secondo uno spartito di un pentagramma di poche note.Poco importa ai coraggiosi surfer, che volano sul mare, intercettando ogni nota con vele multicolori.Spesso stonano e cadono, per rialzarsi subito dopo.Non sono il regista di quel concerto, neanche posso partecipare con una vela e mi dispiace.Sul monte Grisa poi mi sento all’apice del potere, con la visione completa dell’intero regno.L’orizzonte completamente libero tra punta Salvore e Lignano invita a raggiungerlo e superarlo, come fosse la barriera vera di uno scenario del film The Truman show.Sento che quanto abbraccia quella visuale non mi basta e desidero andare oltre per allargare il mio regno.Qulalche nave lo fa. La inseguo con lo sguardo, annegando nell’ invidia, fino a quando non scompare in quell’al di là immaginato.Dolce ogni mio naufragio triestino.

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