Incubo

Ero in servizio, come insegnante di sostegno, con un unico ragazzino, un preadolescente di 11 anni. Mi sentivo degradato al ruolo di baby sitter e volevo rinunciare, ma come collega con le stesse mansioni c’era un altro giovanotto, diventato poi Sindaco di una cittadine del Veneto. Già allora la semplice constatazione che anche lui resisteva, mi fece desistere. Ebbene, passavo molte ore con questo ragazzino, molto difficile da gestire, in quanto iperattivo. Se stavamo in classe e l’insegnante di matematica accennava al “massimo comune denominatore” lui, di nome Massimo, si alzava in piedi, in quanto chiamato in causa e facendo ridere tutta la classe si sentiva protagonista, molto attento a ripetere lo stesso copione, alla minima occasione. Aveva un vocabolario limitatissimo.Contammo le parole:30. Ogni essere vivente, anche una semplice formica, era un “pesce” per lui. E quasi come premonizione,non riuscendo a pronunciare professore ,chiamava assessore, l’altro collega che lo seguiva. Io ero semplicemente Michele. Se c’era qualche assemblea con la Preside, insieme a tutti gli allievi, lui apostrofava la Dirigente con “Puttana” ad alta voce. Risate assicurate, come l’imbarazzo mio e della Dirigente, tra l’altro sorella di un Ministro attuale, di cui non faccio il nome. Aveva anche l’abitudine di scappare, per farsi rincorrere e di farmi il segno dell’ombrello, quando non riuscivo a fermarlo. Mi provocava per farsi prendere. Ergo. Facevo finta di un disinteresse totale. Ma neppure questo andava bene, perché la Dirigente mi richiamava a svolgere le mie mansioni e per giunta con un unico ragazzino, come mi faceva puntualmente notare.Per cui qualche volta avrei voluto imitare il mio allievo e dire, senza censura alcuna, anche io tutto quello che desideravo al capo donna. Il dato di fatto era però che lui poteva, io no. Non ero in possesso della stessa certificazione o licenza. Dopo i primi mesi di sopportazione, passai al rimedio. La scuola aveva una piccola palestra, spesso occupata fino alla massima agibilità . Chiesi alla Dirigente, se potevamo andare in un’altra struttura. Avuto il permesso, io e il mio assistito facevamo passeggiate di chilometri, anche opportunamente allungate, per andare e tornare, con supplementi di palla a canestro, quando nell’altra palestra. Così riuscii ad ammansire l’energumeno, tra l’altro molto esuberante, anche per l’ottima salute. Mi seguiva docile ed ubbidiente in classe e svolgeva il lavoro didattico assegnato.La stanchezza fisica conciliava l’impegno della mente. La lunga premessa per arrivare all’incubo. Mi telefona mio padre per avvertirmi che c’erano indagini a mio riguardo da parte dei Vigili della mia città di provenienza. Un amico Vigile glielo aveva confidato.A tale informazione, comincio con un lavorio mentale, teso a darmi una spiegazione, che mi porta ad associare Massimo e il mio stare sempre insieme e l’inevitabile reciproca confidenza, con un probabile sospetto di “pedofilia”. Ricordo l’incubo  come una voragine dai colori chiari e luminosi, in cui sprofondavo e lo stato di annebbiamento mentale, con cui mi svegliai e che mi accompagnò, per tutta la giornata, fino a quando non ebbi l’occasione di parlare con la Preside e chiedere spiegazioni. La poveretta cascò dalle nuvole. Non capiva di cosa stessi parlando. Poi arrivati al dunque rassicurò che le indagini, che avevano suscitato tutta quell’apprensione paterna e mia, erano una routine burocratica per tutti i dipendenti della Pubblica Amministrazione. Quel Vigile non poteva farsi gli affari propri invece di allertare mio padre, manco fossi un ricercato? E generare fraintendimenti a catena fino all’incubo di un innocente! E mi è andata bene, se penso a quanti altri fraintendimenti portano a guai peggiori.Ed arrivo al dunque di questo post, ispirato dall’ultimo sogno con sceneggiatura sempre uguale, ma non come quella, di cui ho parlato prima.Mi sono svegliato in anticipo , grazie al solito guizzo che mi salva da situazioni che non riesco a risolvere, nonostante tutta la buona volontà.Sembrava ancora più vero della realtà, che mi circonda mentre scrivo.Abbiamo in testa due rotaie parallele,come un binario del treno,ma queste spesso si mescolano.La bella ragazza maggiorata, che si vede e si sente grassa ed a disagio.L’anoressica, che in quanto tale,perchè magra, si sente una Miss Italy, e non lo è, e da qui tutta una serie di false interpretazioni, naturalmente anche al maschile e non solo per semplici doti estetiche.Il sogno viene ad avvertirci, che spesso sogniamo mentre viviamo e viceversa, lontani dalla realtà, fino a che qualcuno o qualcosa ci sveglia.

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