• Una delle mie praterie

    Consultate  una cartina del Veneto. Individuate Caorle e Bibione. Tra le due  note località balneari c’è una spiaggia, chiamata Brussa, che è rimasta intatta sin dai primordi. Nel raggio di chilometri solo natura incontaminata, con una piccola pista per ultra leggeri , qualche ristorante e maneggi di cavalli. Per i selvaggi è il luogo ideale, per un ritorno alle origini senza discoteche, alberghi, stabilimenti balneari o altre amenità simili che portano business e tanta confusione. Qualcuno dimentica pure l’inutile costume da bagno. E’ il mio ritiro da eremita, del tutto particolare. Prego orazioni personali e mute, contemplando i tramonti, spio col binocolo il gabbiano o il fratino o cigni, gru, falco pescatore o il peschereccio, che torna al porto.I volatili sono più facili da osservare di daini,volpi, tassi, caprioli, che pure non mancano, ma più appartati, rispetto al mare. Tale mansione è possibile solo quando la spiaggia è libera dai bagnanti estivi. Nel pienone della bella stagione, mi sarebbe impossibile.Nessuno mi crederebbe, se tutto concentrato con il binocolo, affermassi che la mia attenzione è dedicata solo al gabbiano di turno. Mi  ricordo di Sandra, una ragazza Inglese, che seduta a prua della canoa biposto, provocava, sicura dell’incolumità,  di proposito,  il vogatore, di dietro, che non poteva fare altro che pagaiare, impotente a qualsiasi reazione, considerate le dimensioni e la grande instabilità del natante. A mio figlio ho regalato l’esperienza dei primi passi, sulla superfice sabbiosa soffice ed ottimale per qualsiasi caduta senza conseguenze. A me ho regalato molto di più, sin dalla prima volta: la faticata n. 1 in bici per arrivarci, più lunga per l’inesperienza del percorso, altre differenti,perché in compagnia e già più esperto, lo strano silenzio, che provoca acufeni, ad orecchie poco abituate, le notti trascorse in tenda, con lo sciabordio delle onde, all’addormentarsi ed al risveglio,il pasto frugale, più degno di ricordo quello al buio della sera, con patate e cipolle alla brace del piccolo falò, le notti stellate, che provocavano riflessioni folli,inedite e purtroppo dimenticate, la corsetta, al mattino o al tramonto, striminzita e pigra di chi ,con senso di colpa, preferisce comunque la poltrona, la passeggiata con la bici al seguito, che ti tocca accompagnare, perché inutile, in quanto affonda nella sabbia, la gara con il cane, che ti supera sempre in velocità, se lo sfidi a correre, il primo varo del kayak e l’impossibilità a risalirci, anche in 50 cm.di acqua, il primo volo dell’aquilone, proprio una grossa aquila dalla Germania, i tentativi buffi ,disperati e senza risultato col surf, con l’attenzione inopportuna di qualche curioso,la veglia attenta e paziente h24 alle uova dell’uccello Fratino,che si confondevano con la sabbia e tantissime altre sensazioni uniche, perché legate, solo, a quel posto. L’acqua del mare non è delle migliori. E’ torbida a causa della sabbia e tocca attraversarla, accontentandosi solo della visione dell’orizzonte libero e non è da poco per chi è abituato a giocare con i pesci della riserva marina a Trieste. E’ il posto in cui mi sento un Cicerone dalla facile eloquenza ed esperienza, che dimentica del tutto il cellulare,che in più, forse, offeso, non ti offre campo. A destra si nota Caorle con il campanile inconfondibile, che era  un faro ed una vedetta per allertare di eventuali imbarcazioni nemiche in tempi remoti, a sinistra Bibione, un resort turistico di recente costruzione. Con una barca o anche con un paio di pinne  vai da una parte o dall’altra, se vuoi ricontattare la vita cui siamo abituati. Ripassi un pò di geografia con a sinistra gli USA con la storia recente e i grattacieli, che hanno poco da raccontare, a destra l’Europa col borgo di pescatori con il suo monumemto più antico che risale al 1100.Nel mezzo c’è questo limbo.Il mio è un resoconto non certo esaustivo. Allo scopo ci sono tante recensioni ben fatte, corredate da foto e particolari. Questi sono solo una piccola parte di sensazioni e ricordi unici, con firma leggibile ed anche impronta digitale

  • E fatti nà risata!

    Mi piace molto scherzare. Ed appena mi capita a tiro il tipo strambo, me lo sento subito alleato e lo ammiro, se bravo, non cretino. Sono grato a quanti attori e non , sono capaci di suscitare una ilarità sincera e non di circostanza. A Parigi c’erano mimo comici di strada, che con una semplice radio ed un fazzoletto provocavano capannelli di spettatori ed io mi mettevo sempre in prima fila. A me è capitato in qualche occasione di dare, senza volerlo, spettacolo. L’ultima volta ad un bar del centro. Entro per pagare i caffè e cornetti, già consumati ai tavolini all’esterno, ed all’uscita, sbatto di brutto contro la vetrata, tirata talmente a lucido, da sembrare invisibile. Qualcuno ride. Sono belle ragazze e replico, nascondendo bene l’imbarazzo :”Sono cose che capitano, quando si è troppo puliti!.” Altra risata, però questa volta provocata per l’occasione. Altro ricordo, altra città. Confido alla mia ex che nel fare la doccia nella camerata alloggio, offerto al gruppo di 30 aspiranti camerieri, ho usufruito di uno sciampo, trovato per l’occasione, disponibile in una bella boccetta, sul davanzale della finestra. Mi sono accorto che era urina, dopo un  po’, in quanto non faceva schiuma. Uno scherzo molto facile, ma senza nessun spettatore, che senz’altro avrebbe apprezzato la mia performance comica d’istinto,non certo di gradimento.Sembrava che mi difendessi con tutte le forze da un nemico, che non si vedeva.La mia amica già rideva di suo, perché prima le avevo detto che in doccia andavo con un fiocco azzurro, attaccato alla parte intima, in quanto parecchi del gruppo, avevano altre tendenze. A questi la maggioranza aveva imposto un fiocco rosa, per distinguerci. Nella bella Salisburgo, in Austria, parcheggio, impiegandoci un pò di tempo, accanto all’unico albero disponibile, in un’area immensa e vuota. Mi ritrovo una claque di Austriaci, che a manovra finita mi applaude. Nessuno di loro si era reso conto che avevo un finestrino rotto e tutto quell’ambaradan era finalizzato ad impedire, che qualcuno entrasse nell’auto, mentre io non potevo esentarmi dal fare un giro nella città di Mozart, a prescindere dal danno subito per un furto. .A Venezia,nella celeberrima Piazza San Marco, un martedi grasso mi sono ritrovato di nuovo una claque di turisti, che ha applaudito me ,travestito da pupo con biberon e una mia amica truccata da amorevole sorella maggiore, che spingeva la carrozzina del bebè, che altro non era che un carrello per la spesa di un supermercato. Reclamavo baci a destra e a manca, in quanto infante bisognoso di affetto ed in cerca di una baby sitter, come indicava a caratteri cubitali il cartello, affisso al carroccio. Un successo enorme. Buffo che il ricordo prevalente è quello del bacio sulla guancia di un fidanzato geloso, che si è sostituito alla sua bella, cui era stata fatta richiesta diretta del segno di affetto. Ricordo anche che non volendo dare nell’occhio, per travestirci, avevo scelto un angolo, tra le bancarelle di fronte all’Imbarcadero San Marco, con le famose ultime parole:”Qui nessuno ci vede.” Di spalle eravamo noi a non vedere gli altri e fummo davvero sorpresi, quando ci girammo, vestiti, pronti per il Carnevale.Di nuovo un pubblico inatteso,che applaudiva.

  • Incubo

    Ero in servizio, come insegnante di sostegno, con un unico ragazzino, un preadolescente di 11 anni. Mi sentivo degradato al ruolo di baby sitter e volevo rinunciare, ma come collega con le stesse mansioni c’era un altro giovanotto, diventato poi Sindaco di una cittadine del Veneto. Già allora la semplice constatazione che anche lui resisteva, mi fece desistere. Ebbene, passavo molte ore con questo ragazzino, molto difficile da gestire, in quanto iperattivo. Se stavamo in classe e l’insegnante di matematica accennava al “massimo comune denominatore” lui, di nome Massimo, si alzava in piedi, in quanto chiamato in causa e facendo ridere tutta la classe si sentiva protagonista, molto attento a ripetere lo stesso copione, alla minima occasione. Aveva un vocabolario limitatissimo.Contammo le parole:30. Ogni essere vivente, anche una semplice formica, era un “pesce” per lui. E quasi come premonizione,non riuscendo a pronunciare professore ,chiamava assessore, l’altro collega che lo seguiva. Io ero semplicemente Michele. Se c’era qualche assemblea con la Preside, insieme a tutti gli allievi, lui apostrofava la Dirigente con “Puttana” ad alta voce. Risate assicurate, come l’imbarazzo mio e della Dirigente, tra l’altro sorella di un Ministro attuale, di cui non faccio il nome. Aveva anche l’abitudine di scappare, per farsi rincorrere e di farmi il segno dell’ombrello, quando non riuscivo a fermarlo. Mi provocava per farsi prendere. Ergo. Facevo finta di un disinteresse totale. Ma neppure questo andava bene, perché la Dirigente mi richiamava a svolgere le mie mansioni e per giunta con un unico ragazzino, come mi faceva puntualmente notare.Per cui qualche volta avrei voluto imitare il mio allievo e dire, senza censura alcuna, anche io tutto quello che desideravo al capo donna. Il dato di fatto era però che lui poteva, io no. Non ero in possesso della stessa certificazione o licenza. Dopo i primi mesi di sopportazione, passai al rimedio. La scuola aveva una piccola palestra, spesso occupata fino alla massima agibilità . Chiesi alla Dirigente, se potevamo andare in un’altra struttura. Avuto il permesso, io e il mio assistito facevamo passeggiate di chilometri, anche opportunamente allungate, per andare e tornare, con supplementi di palla a canestro, quando nell’altra palestra. Così riuscii ad ammansire l’energumeno, tra l’altro molto esuberante, anche per l’ottima salute. Mi seguiva docile ed ubbidiente in classe e svolgeva il lavoro didattico assegnato.La stanchezza fisica conciliava l’impegno della mente. La lunga premessa per arrivare all’incubo. Mi telefona mio padre per avvertirmi che c’erano indagini a mio riguardo da parte dei Vigili della mia città di provenienza. Un amico Vigile glielo aveva confidato.A tale informazione, comincio con un lavorio mentale, teso a darmi una spiegazione, che mi porta ad associare Massimo e il mio stare sempre insieme e l’inevitabile reciproca confidenza, con un probabile sospetto di “pedofilia”. Ricordo l’incubo  come una voragine dai colori chiari e luminosi, in cui sprofondavo e lo stato di annebbiamento mentale, con cui mi svegliai e che mi accompagnò, per tutta la giornata, fino a quando non ebbi l’occasione di parlare con la Preside e chiedere spiegazioni. La poveretta cascò dalle nuvole. Non capiva di cosa stessi parlando. Poi arrivati al dunque rassicurò che le indagini, che avevano suscitato tutta quell’apprensione paterna e mia, erano una routine burocratica per tutti i dipendenti della Pubblica Amministrazione. Quel Vigile non poteva farsi gli affari propri invece di allertare mio padre, manco fossi un ricercato? E generare fraintendimenti a catena fino all’incubo di un innocente! E mi è andata bene, se penso a quanti altri fraintendimenti portano a guai peggiori.Ed arrivo al dunque di questo post, ispirato dall’ultimo sogno con sceneggiatura sempre uguale, ma non come quella, di cui ho parlato prima.Mi sono svegliato in anticipo , grazie al solito guizzo che mi salva da situazioni che non riesco a risolvere, nonostante tutta la buona volontà.Sembrava ancora più vero della realtà, che mi circonda mentre scrivo.Abbiamo in testa due rotaie parallele,come un binario del treno,ma queste spesso si mescolano.La bella ragazza maggiorata, che si vede e si sente grassa ed a disagio.L’anoressica, che in quanto tale,perchè magra, si sente una Miss Italy, e non lo è, e da qui tutta una serie di false interpretazioni, naturalmente anche al maschile e non solo per semplici doti estetiche.Il sogno viene ad avvertirci, che spesso sogniamo mentre viviamo e viceversa, lontani dalla realtà, fino a che qualcuno o qualcosa ci sveglia.

  • Scemo, a chi?

    La sopravvivenza in una classe di scalmanati. Linguaggio scurrile ma è quello vero e non posso farci niente! se è questa la realta’,forse sconosciuta.

    Ma davvero l’offesa di deficiente, idiota, stupido ed altri simili epiteti è offensiva? Di certo non si ringrazia. Ma riflettiamo un poco! Chi infame avrebbe il coraggio di prendere di mira qualcuno dichiarato “diversamente abile” da referti medici e quindi incapace di intendere e di volere?Io non l’ho mai conosciuto. Di fronte a questi paradossi l’allievo era silente e chiedeva se doveva allora essere addirittura contento, perché per lo meno era considerato, con una intelligenza nella norma, da chi lo offendeva.E la risposta era Si. Forse aveva fatto una cazzata, ma quelle le fanno tutti.Forse non sfruttava al meglio le doti naturali intellettive di cui madre natura , lo aveva rifornito ed in tal caso doveva avere gratitudine, anche per chi glielo faceva capire in malo modo.Forse era una offesa tanto per e quindi rimanere imperturbato, come solo quelli in gamba sanno fare. Gli appellativi  reciproci di frocio o gay erano all’ordine del giorno.Più di qualcuno se lo ritrovava sul quaderno o sul banco. Consigliavo di chiedere di conoscere rispettive madri ,sorelle,zie o cugine dell’autore della scritta ,disponibili ad un appuntamento, per proporre qualche test di sesso e lasciare non solo a loro il responso ma allo stesso offeso, che poteva benissimo replicare : Guarda che è meglio essere Frocio, come mi hai definito che anche solo frequentare quelle cozze senza speranza del tuo parentado . I Vaffanculo erano altri classici. Certo che ci vado e molto volentieri ma solo  con quello di tua madre e tua sorella, a prescindere,da che faccia hanno, tanto i deretani femminili sono tutti uguali e possiamo soprassedere ( sopra al sedere) su tutto il resto, incluso il tuo vaffa, invito molto gradito.

  • Ignorante, a chi?

    Ignorante, a chi?

    L’essere definito ignorante, non è di per sé, una offesa, dal momento che puoi sempre riempire in pieno gli spazi culturali, che qualcuno ti fa notare, preferibilmente, con garbo. Ed infatti io da quel punto di vista non sono per niente permaloso. Tutt’altro se ti accusano di possedere un quoziente intellettivo inferiore a tutti gli altri. Adriano Celentano si definiva il re degli ignoranti. Io vorrei invece definirmi anche Imperatore, se mi raffronto con lo scibile disponibile ai giorni nostri e che di certo non posso accumulare per intero nella testa. Un allievo mi criticò, in malo modo, perché secondo lui, lo avevo definito tale. Chi sa, cosa aveva frainteso? Eppure era in gamba. Non mi diede l’opportunità di riferirgli che avevo sempre desiderato fare l’arbitro di calcio, come lui. E quindi in quell’ambito ero io l’ignorante tra virgolette. Mi fanno antipatia a pelle, quanti, pur essendo dei fenomeni nei loro campi, non sono modesti e non si definiscono anche loro ignoranti. A tale proposito la persona che più mi ha insegnato a ragionare con queste convinzioni è stato un mio potenziale suocero. Era uno, che forse non era andato oltre la licenza elementare e lo si notava subito, da come apriva bocca. Eppure non mi è capitata altra occasione di incontrare qualcuno più sereno ed intelligente di lui. Ha modellato naturalmente a sua somiglianza la figlia, mia ex, e tutta la famiglia. Di riflesso ha condizionato anche me per tutta la vita. Ergo! se qualcuno mi dice Ignorante dico grazie! Se è offensivo, so già a cosa si riferisce. Se non lo è, chiedo ulteriori spiegazioni. Per concludere, anche se non c’entra niente, ma riguarda la salute fisica e non quella mentale di prima. Il “vai a cagare!” è un’altra espressione volgare ma di ottimo augurio per la salute. Offese ed Auguri sono spesso sinonimi.Premettevo sempre che se mi volevano ferire dovevano eliminare queste due, perchè avrei risposto grazie.

  • Barcola Trieste

    Se c’è un posto, che non mi fa rimpiangere,per nostalgia ,l’ Isar di Monaco di Baviera, questo è Barcola a Trieste. Un lungomare di 5 km., che porta al castello di Miramare, barriera naturale, superprotetta con una oasi-riserva marina, accessibile solo con il permesso delle Autorità. Di fronte hai un pezzo di orizzonte, completamente libero, un po’ come la siepe di memoria leopardiana, ma con una location(scusate l’anglismo!) più bella, se confrontata con i pochi alberi, di cui scriveva il Poeta. A sinistra vedi Trieste e gli ultimi lembi dell’Italia fino all’Istria con Punta Salvore. A destra la laguna di Grado, fino a Lignano. Mi sono divertito, più volte, a cambiare la prospettiva per individuare Trieste, grazie al castello, dai punti estremi succitati. E’ il mio regno incontrastato, soprattutto se non invaso da orde di bagnanti che in piena estate lo  assaltano, incuranti di un re, che li accoglie volentieri e non smette la corona invisibile, quantunque, momentaneamente, del tutto spodestato ed ignorato. Qundo sono un bagnante normale in compagnia, procedo con noia, al rito della sedia a sdraio , della crema prendisole , del quotidiano e dell’inseparabile cellulare .Non serve assolutamente l’ombrellone.Non se ne vedono. Quello ce l’hai già disponibile, grazie ad una pineta, creata ad hoc ,agli inizi del secolo scorso, dall’uomo, che spesso azzecca qualcosa. Quando, invece,da solo, indosso corona, pinne ed occhialetti e mi inoltro, nuotando, alla scoperta di qualche anfratto tra gli scogli, patelle, granchi, cozze chiamate peoci in Triestino.Sempre un cormorano di turno, a riposo sul masso, sporgente dall’acqua, mi osserva guardingo. Ogni volta cerco di raggiungerlo con una strategia migliorata ed ogni volta sembra che ci riesco, ma sempre sul più bello mi vola via. Allora mi cerco un altro suo simile, per seguirlo, mentre si tuffa in perfetta verticale, come un siluro, alla ricerca di cibo sul fondale. I pesci non sono disturbati, più di tanto, dall’intruso estivo. Si spostano di poco,per lasciarmi spazio e riprenderselo subito dopo. E  poi c’è la solita bottiglia di vetro o plastica,che diventa la mia preda di caccia non preferita ma obbligata.La raccolgo e metto in disparte, per destinarla ai rifiuti del cassonetto poco distante. Non mi porto l’orologio in acqua, non conosco orari se non quello della stanchezza. Ritorno al posto, che ho ben memorizzato, prendendo come riferimento un punto qualsiasi,che diventa da subito importante, dove ho lasciato lo zaino di scarso valore con asciugamano, cellulare, chiavi auto, privo di oggetti costosi, incluso il portamonete. Ancora bagnato lo prendo e cerco l’ombra gradita di un pino. Quando stufo di riposare, ritorno in acqua, riesco , rientro con un andirivieni, del tutto personale,che spero nessuno noti.Dipende dalla calura del giorno.Se fossi una bella ragazza, topless o non, non penso potrei permettermi un simile atteggiamento. Topless era il richiamo infallibile, per attrarre l’attenzione dei  miei allievi più distratti. Percepivo le orecchie, che con movimenti impercettibili, si sintonizzavano all’unisono, non importa se stessi parlando di una noiosa microlingua di meccanica. Lo sapevo e mi divertivo con stratagemma studiati in anticipo. Segno dei tempi, cambiati da Internet, è stato anche quando mi sono accorto che le temute immagini di nudo femminile, in qualche film, introdotto come lezione, sono passate del tutto ignorate. Anni fa arrivavano sempre battute, che rischiavano di interromperne la visione .Anche sott’acqua mi vengono improvvisi questi ricordi e mi piacerebbe averli insieme a me, i miei allievi,  soprattutto i rompiballe, per farne cosa? Non l’ho mai capito.D’inverno ridivento il sovrano incontrastato.Seduto su di una panchina, a mò di trono, mi tengo la corona, ben fissata sul capo con le mani, in modo che non scappi con le folate forti della bora, che spazza onde del mare e capigliature, non protette dai cappucci.Le fa andare da una parte o dall’altra, secondo uno spartito di un pentagramma di poche note.Poco importa ai coraggiosi surfer, che volano sul mare, intercettando ogni nota con vele multicolori.Spesso stonano e cadono, per rialzarsi subito dopo.Non sono il regista di quel concerto, neanche posso partecipare con una vela e mi dispiace.Sul monte Grisa poi mi sento all’apice del potere, con la visione completa dell’intero regno.L’orizzonte completamente libero tra punta Salvore e Lignano invita a raggiungerlo e superarlo, come fosse la barriera vera di uno scenario del film The Truman show.Sento che quanto abbraccia quella visuale non mi basta e desidero andare oltre per allargare il mio regno.Qulalche nave lo fa. La inseguo con lo sguardo, annegando nell’ invidia, fino a quando non scompare in quell’al di là immaginato.Dolce ogni mio naufragio triestino.

  • Ma ,insomma, tu, lei o voi ?Decidiamoci da subito.

    Ma insomma Lei, tu o voi?

    Adoro la lingua inglese, perché avendo avuto esperienza di insegnamento pure di quella tedesca, la lingua di Shakespeare è senz’altro meno sofisticata, più caciara, più amichevole. Hai licenza ad usare tu, you, pure con l’autorità politica o prestigiosa, più importante e più anziana di te. In Italia, Germania, Francia, Spagna e mi limito ai pochi paesi, in cui ho vissuto, subito si ergono paletti e barriere invisibili. Che faccio? E’ la Sig.ra Preside, più giovane di me. Le dò del lei, per nascondere la confidenza reciproca di anni? Per non suscitare la gelosia degli altri, che si attengono al rigido protocollo del rispetto per l’Autorità, anche con un semplice accenno di commiato “ La saluto.Devo andare.”?. Oppure uscire allo sbaraglio e palesare apertamente che tra me e l’Autorità c’è molta confidenza, perchè ci conosciamo da anni?  Faccio  :” dammi del tu”, al bidello pensionato. “Possiamo con il rispetto, che ci unisce, e dopo tanta collaborazione insieme.” E l’altro: “Non ci riesco.” “Beh. Tu sei Veneto. A quel terrone, come me, di Gino l’idraulico,anche lui bidello, non gli è mai venuto in mente di appellarmi al femminile con un lei. Qualcuno potrebbe addirittura fraintendere. A parte il fatto che quando lo chiamo a casa, per qualche guaio idraulico, pontifica, come se fosse in cattedra, rivolto a gente molto dura di comprendonio ed in quelle occasioni si cambiano i ruoli.” Niente da fare il bidello è Veneto da generazioni e non cambia idea. Non ci riesce. E poi c’è il Voi, di memoria addirittura fascista: Ma Voi abitate da solo o avete altri inquilini? Domandò  a me scapolo, single che più single non si poteva, una vicina di casa, più anziana. Ebbi un sobbalzo interiore e fui per un attimo frastornato. Mi guardai attorno. Voi? Non vedo altri. E poi c’è il gestore , dell’officina, cui ho fatto causa per i rumori. E’ un ragazzo.Il tu mi viene naturale, a prescindere,con i più giovani. Con lui, eccezione, uso il Lei, che è già tutto un fraseggio implicito:”Ci sono di mezzo gli avvocati e fra lei e me, non c’è amicizia.Punto!”E poi c’è il Lei, indimenticabile, che la prof. di greco dava a noi ragazzini quindicenni al Liceo. “Mi sembra che Lei oggi non abbia studiato!” Allora mi sentivo ancora più imbarazzato, perché mai nessuno  mi aveva dato del Lei. Mi sarebbe piaciuto replicare :”E’ lei è una grande stronza.”Lo avessi fatto.Mi sarei sentito più figo con i compagni ed anche oggi. E poi il ricordo affettuoso della Signora, di fronte, con qualche anno in più rispetto a me, bella quanto irraggiungibile, perché sposata ed anche di un certo livello sociale. Approfittammo tutti e due della sua solitudine e passammo da un Lei, che immaginavo insormontabile ad un tu del tutto naturale e spontaneo. E poi l’ultimo episodio di qualche giorno fa. La sorella di un caro amico, che conosco da una vita, mi fa, mentre accarezzo il gatto di casa: ”Anche a lei, piacciono i gatti?”E’ vero, ci conoscevamo solo di vista , ma ci sono rimasto male. Qualche carnevale indosso una parrucca di capelli e voglio verificare quanti “Tu” raccatto. IL fisico allenato mi aiuta. Il capello bianco no. Per fortuna nel web non ci vediamo, né conosciamo ruoli e professioni di ognuno nella società ed il tu è obbligatorio.

  • Un altro tassello

    Aggiungo un altro tassello al puzzle di una vita. Il puzzle è naturalmente di chi legge. Io ce l’ho ben definito a parte il finale, che neppure chi scrive, conosce. Monaco di Baviera in Germania è l’apice, del mio vagabondaggio alla ricerca di quante più esperienze possibili, che accomuna tanti giovani. Giungo a Monaco dopo un soggiorno di qualche mese a Colonia ed ancora prima a Parigi. E’ un colpo di fulmine. La città mi affascina da subito .E’ facile da percorrere con  piste ciclabili di chilometri, che si inoltrano in boschi, poco lontani dal centro della città e da edifici commerciali a più piani, dove puoi trovare di tutto. Ho comperato una canoa di ben 6 metri, ancora tutt’ora agibile, disponibile con la vela ed esposta,con mia grande sorpresa, una identica, al Deutches Museum, museo della scienza e della tecnica, su di un’isola del fiume Isar. E’ un ambiente internazionale, dove lavoro. Penta Hotel. Mi abituo, nel corso della giornata a dialogare in Francese, Tedesco, Spagnolo ,Inglese e naturalmente Italiano. Mi piace.E come! Anche perché, parlando del più e del meno, venivo a conoscenza dei luoghi di origine, di ognuno dei colleghi e continuavo a viaggiare, anche senza volerlo. Ma ero un semplice cameriere, che nascondeva il titolo di studio, in attesa di ricevere l’incarico di insegnante in Italia. Quando arrivò, sembrò aglii amici, che avessi ricevuto una brutta notizia, se una ragazza mi chiese ”Qualcosa non va?”Il trapasso in Italia avvenne gradualmente, prima con una supplenza temporanea e poi con un incarico annuale definitivo.Dovetti fare la valigia nel mese più brutto:Novembre.Di colpo fui costretto a trasferirmi da una metropoli, piena di vita in una cittadina balneare veneta, solitaria ed avvolta nella nebbia. Ricordo ancora la telefonata a mia madre, poveretta, per lamentarmi e ricevere conforto dalla persona a me più cara. Mi facevo coraggio, correndo lungo la spiaggia deserta, a giorni alterni. La babele di lingue, cui ero abituato, abbandonata per sempre. Non ho mai appreso il veneto, forse per reazione, al primo impatto iniziale. Con la primavera e l’afflusso dei primi turisti, le cose cominciarono a volgere al meglio. Studiavo la strategia migliore per tornare a Monaco, all’Isar, all’Olimpia Zentrum con la piscina olimpionica, a Marien Platz, punto focale di tanti appuntamenti e scorribande, al HB Hofbrauhaus, dove era facile umbriacarsi, con bevute con boccali da un litro e dove l’allegria, causata dall’alcole o dal semplice desiderio di spensieratezza dopo il lavoro, regnava sovrana. Impossibile sfuggire.Comperato un piccolo camper, lo utilizzo a Giugno , non lontano dalla scuola, in quanto a fine Maggio mi tocca lasciare l’appartamento, preso in affitto. Finalmente libero da impegni riparto per Monaco ai primi di Luglio, nonostante con una lettera l’Hotel mi aveva avvisato, che non avevano opportunità di lavoro per me. Giunto sul posto è grande l’emozione di riprendere la vita di una volta con i vecchi amici, fare il bagno nell’acqua fredda del fiume e riprendere lo stesso giorno dell’arrivo a lavorare, nonostante la missiva che non prometteva niente di buono .La soddisfazione unica di regalare ai miei un intero stipendio, arrivatomi  a casa. Avevo entrate extra, grazie al lavoro estivo. Ho fatto la spola in Estate con Venezia Monaco per diversi anni. Proprio l’ultima estate, prima del matrimonio, mi sono deciso a cambiare itinerario con una vacanza di ben due mesi sulla strada. A volte è il destino che ti guida e ti accontenta, rammaricato, perché sicuro di porti un freno.

  • Una giornata particolare?

    Oggi ho messo in quarantena il computer, ma non il cellulare. Con questo, grazie ad una app, mi calcolo il percorso, fatto a piedi, dall’inizio sino alla fine, in modo che ritrovo sempre la strada del ritorno, come faceva Pollicino con i sassolini, che lasciava cadere, dietro di sé, con un metodo più grossolano. Che fortuna essere nel 2023 e che sfortuna per i tanti che sembrano non accorgersene ed elencare tutti i malanni, e ce ne sono, che comporta l’evoluzione. Si butta sempre l’acqua sporca , insieme al bambino. Il solito amico, privo del cellulare, mi ha invitato ad una camminata per recensire la fauna avicola, in una zona circoscritta del Veneto. L’ho sempre ammirato, perché da donatore di sangue, rinunciava anche al giorno libero, che gli toccava. Coerente , sino in fondo. Donava, senza volere assolutamente niente in cambio. Quale migliore biglietto da visita? Io no. Se potevo, approfittavo del giorno di riposo, dovuto per legge, per zittire il Preside di turno, che mi obbligava a noiosi consigli di classe. In anni di frequentazione mai il minimo pettegolezzo, ma logorroico, se si tratta di indicarmi dove si trovava un certo castello o addirittura un piccolo campo di aviazione Austriaco della Prima Guerra mondiale, nella campagna assolutamente anonima e senza traccie. Con o senza binocolo , mi resoconta riguardo a quello che per me  è un uccello, perché vola, e che lui classifica subito come Airone cenerino o di altra specie, abitudini di vita ed alimentari. Con gli alberi fa la stessa cosa. Quello che per me è un albero sconosciuto, da lui è conosciuto con nome, anni ed in qualche posto, anche da chi e perchè è stato piantato.Mai impreparato ed impossibile che mi prenda in giro, dato il biglietto da visita, di cui accennato prima.Mi sento sempre come l’allievo molto diligente ed attento, ma che si vergogna della sua ignoranza, mentre lo aiuto a raccattare qualche lattina o plastica, lasciata dal maleducato di turno. Già mi sono premunito di un libro “Tutti gli uccelli d’Europa.” ed alla prossima sortita, arrivo anche io con un buon binocolo. Mi ha steso, quando con noncuranza mi ha detto di aver percorso nel 2022 10.000 km. In bici. Io, umiliato, gli ho confessato di non averli fatti neanche con l’auto. La premessa si è allungata ma il finale è che oggi ho imparato a conoscere il falco o Gheppio, che si nutre solo di topi, grazie ad una vista eccezionale, che non lascia scampo al roditore sfortunato,il gabbiano reale, la garza, l’airone bianco, la cornacchia grigia, la cinciallegra,l’allodola con il collare.La prossima volta spettegoleremo come cinciallegre , ancora di più, approfittando di una vista da falco per riconoscere la presenza del picchio dai buchi, fatti per il nido ,in posti impensati, che solo il mio amico riesce ad individuare.Abbassando lo sguardo a terra ne approfitteremo per individuare tramite gli escrementi quale animale ci ha preceduto .Medito che siamo entrambi in gamba ad essere così curiosi e pettegoli solo di uccelli , animali ed alberi che mai avranno da ridire o essere gelosi o fraintendere.Sarà per questo che quando in campagna o al mare dimentichiamo del tutto gli umani, se abbiamo disponibili mare o montagne, deiezioni di animali o gemme in fiore, con un pentagramma dalle note infinite di vento, rumori, cinguettii,sciabordio di onde, che ci appaga completamente.Il censimento è finito dopo pochissimi chilometri, a causa della pioggia. Gli ho manifestato il mio entusiasmo e collaborazione per altre escursioni con condizioni meteo migliori. Lo capisco. La solitudine diventa una pessima compagna dopo un po’ di anni. Io a causa sua ho rinunciato a lunghe escursioni in canoa lungo i fiumi della zona e pure della bici non sento il richiamo per percorsi già noti. Divento invece un ragazzino iperattivo,anche senza compagnia, quando la distanza da casa diventa notevole.

  • Io Prof

    Il periodo più bello della mia esistenza è stato il dopo laurea. La sensazione provata è simile, penso, a quella di un canarino ingabbiato, cui viene lasciato lo sportello aperto per dargli la libertà. Non avendo un lavoro, adeguato, al titolo di studio, tra l’altro, da nascondere, per non ostacolare l’offerta di lavori umili, ho goduto di ogni giorno di sopravvivenza post universitaria per studiare, ma per davvero, l’arte, toccando con mano i monumenti a Venezia, la storia, bevendo birra al HB di Monaco di Baviera, dove Hitler intratteneva con i suoi discorsi i primi seguaci, la geografia, segnandomi sulle carte il percorso Napoli Parigi Londra Edimburgo in treno, la filosofia, con battute osè e sconosciute, che paragonavano la vita ad una semplice apertura di gambe per un veloce godimento, dopo di che era già tutto finito, la matematica grazie al calcolo veloce da presentare al cliente, cui avevi servito qualche bibita, la psicologia di qualche amico, che mi spiegava come bisognava reagire ai capricci del capo donna di turno e terminava sempre con “Capisci a me!”, soprattutto le lingue, conversando in Spagnolo con Portoghesi, che già allora sbeffeggiavano i governi Italiani, che cadevano per un niente o cogliendo , ma alle spalle, la battuta sconcia di qualche Spagnolo che definiva gli Italiani “de mierda”, sicuro che o non capivo o non sentivo.Mi sentivo I “Vaffa ……..” in Italiano ed altre lingue ,perchè mi bloccavo agli inizi delle strisce pedonali, o intento a seguire la mappa o sorpreso dalla visione improvvisa di qualche monumento.Mi fermavo a studiare il percorso con l’immancabile bussola e c’era sempre il vecchietto o vecchiette di turno, che mi chiedevano se avevo bisogno di aiuto.Rispondevo sorridendo di no, ma deprecando il destino che non mi faceva fare la stessa richiesta da qualche bella ragazza.Il colmo era che appena arrivato in una nuova città arrivassero richieste di informazioni riguardo a strade sconosciute, proprio a me.Con l’avviso della  prima supplenza breve di insegnamento in Veneto ,avrò forse già intuito che la pacchia giovanile era finita, se avuta la notizia,  il primo commento, una parolaccia, è stato in tedesco,  visto che mi trovavo in Germania. Mi toccava tornare in gabbia, anche se per poco. Tornare in Italia quale supplente della lingua inglese, poco credibile, se rispondeva, per abitudine con Ja. Trovarmi un alloggio provvisorio in una cittadina sconosciuta, ancora di più, se avvolta nella nebbia invernale e rimpiangere la metropoli lasciata, gli amici, le prime infatuazioni, con storie in sospeso. Il sollievo alla notizia che la supplenza era breve. La titolare aveva deciso di tornare. E’ rimasto il ricordo indelebile e sgradito di una collega , più anziana ed esperta, che aprì all’improvviso la porta dell’aula, dove una classe di scalmanati, dava prova di anarchia totale fuori controllo, nonostante la mia presenza. La prima occhiata, indimenticabile, fu dedicata a me, poi all’intera classe che ammutolì di colpo. Non ricordo se fosse l’ultimo giorno. La collega non era il Preside, in quanto questo lo avevo conosciuto e mi aveva consigliato una borsa, per darmi un contegno, più consono al ruolo. Ottenuto, poi, quello che altri più ambiscono ma io più temevo: l’incarico annuale, in una cittadina balneare del Veneto, lascio definitivamente la libertà, vera o presunta che fosse, per rientrare di nuovo in gabbia. Mi accompagna un amico Inglese di origini Indiane, anche lui desideroso di esperienze ed ancora libero. Non fa altro che compatirmi, per la solitudine e il posto, in cui mi ero cacciato. Il primo anno mi reco a scuola, sempre a piedi. Pensavo che l’arrivare in bici non fosse” consono al ruolo”, indottrinato come ero dalle prime esperienze. IL secondo anno già va molto meglio in un’altra sede, più gradita. Torno ad essere me stesso, sempre in bici e non certo elegantone:un prof insieme a tanti altri prof, soprattutto i cosìddetti allievi. Ma…divento quello che più mi infastidiva: uno normale, con un lavoro normale ed orari normali.Ero,finalmente?!, un adulto.