• 2-Pure le zoccole hanno un’anima.

    Pantegana , zoccola
    SI! Mi era simpatica!

    Superati ribrezzo,paure ataviche, diffidenze reciproche, aspettavo che uscisse per osservarla meglio, senza pregiudizi e” lei”, maschio? femmina? in tal caso forma di cortesia, aspettava che andassi via, per frugare nelle immondizie.Due pesi e due misure nello stesso giardino:da una parte un ben di Dio per uccelli e gatti, continuamente rifornito, dall’altra solo miserabili scarti di cucina o topicida, da consumarsi lontanissimo da sguardi indiscreti o grida di disgusto.Furbissima, mi ha fregato più di una volta, evitando la trappola e svuotandola di contenuto prelibato.Ci provava gusto a mangiare, ingrassare, sbeffeggiarmi, giocando a nascondino ed anche io non ero da meno.Speravo in una cattura, per liberarla in altra sede, dove più gradita, ma dove?, o più nascosta ma ha preferito l’esca avvelenata.La morte è una livella, come diceva Totò, ma non la nascita. E se, forse!, il topo non ci pensa, impegnato com’è solo alla sopravvivenza legata al cibo ,chi sa cosa provano le pantegane – uomini,donne ,quando si rendono conto di quanto valgono per il prossimo? La mia scelta l’ho fatta da tempo.!Stò dalla parte dei miserabili per nascita, che spesso, per non morire, sono costretti anche a delinquere, per poi essere disprezzati ed emarginati ancora di più.Una ultima chiosa:la pantegana è definita anche zoccola,donna di facili costumi, termine usato dalle stesse donne per offendersi.E’ un implicito femminile riconoscimento alla supremazia del maschio.L’equivalente esatto per un uomo è Don Giovanni ma altri e numerosi epiteti sinonimi, sono graditi e ricercati per pavoneggiarsi con gli amici ed anche le amiche.

  • 1-Pure le fogne hanno un’anima.

    1- 2 3 4 5- 6 7 8 9 10 11 12

    Attratto da superfici sporche, inutilizzate, le rivaluto come un moderno demiurgo, dandogli vita.Non solo fogne, come nelle prime 6 foto, ma anche grondaie, scale,sportelli delle più svariate dimensioni,pareti divisorie,qualsiasi superficie,che si presenta allo sguardo, per tutto progettata tranne che per essere dipinta, mi attrae.Le tele a mia disposizione sono senza limiti.Dal nulla nascono personaggi di fantasia o reali come il papa, gatti immaginari o di casa,fiori, gnomi, lucertole,tutto quello che riesco ad incontrare o solo ad immaginare.Mi sento un Onnipotente, del tipo:”Lazzaro, alzati e corri.” se ambienti, anche maleodoranti,ignorati, brutti si trasformano.

     

  • Una Vita.

    Una Vita.

    (Una sola? non basta!)

    Da qualche parte ho letto che scrivere è come procedere in auto di notte.Non sai quello che ti aspetta, se non basandoti sul fascio di luce, che ti si apre davanti.Non vedi niente ai lati.Prima di te, come il cavallo, obbligato al paraocchi, hai una unica traiettoria :quella che dettava alla penna ed alla macchina da scrivere, tempo fà e si avvale del computer, oggi, nel 2021.Ma il percorso è a ritroso.E’ Il flusso di ricordi di passato, recente, presente già subito vecchio,, simile all’eruzione di lava del vulcano o al flusso della coscienza di James Joice.Senza cronologia o nesso i ricordi avanzano, si sovrappongono e travolgono, come forza della natura fuori controllo.Ed anche lo scrivente non ha altro potere se non quello di prendere nota.Per non essere travolto deve lasciar correre e perdere , forse per sempre,spezzoni di vita in rivoli e schegge che sfuggono di mano, proiettati in ogni direzione.La maggior parte dei miei episodi sono avventure in solitaria, non per scelta ma per imposizione delle circostanze, incluso il non dipendere, soprattutto, anche dalle altrui esigenze.Mi adatto benissimo a qualsiasi compagnia,che anzi elimina riservatezza e diffidenza quando in solitudine.Mi è toccato scegliere.Per combattere la noia, che inevitabilmente può sopraffare,sono obbligato ad incasinarmi per cui l’equivalente di un giorno è forse una settimana in compagnia.Rinunciare a tutto questo è rinchiudermi in una gabbia.

    1- AVIGNONE- Francia

    Nel mezzo della notte sono svegliato da colpi sul furgone, dove alloggio.Il colore mi dispiace:giallo canarino.Lo rende inconfondibile a km. mentre desidero invece nascondermi o passare inosservato.Il veicolo è parcheggiato, insieme ad altre auto, in uno spazio sotto la Casa di Papi ad Avignone in Francia. Un giovanotto, avendo forse litigato con una ragazza, accanto a lui, prende a pugni proprio la mia auto, senza rendersi conto , che così facendo, interrompe , in maniera brusca, il sonno di un innocente e stanco clochard.Non lo verrà mai a sapere, perchè, subito dopo, si allontana, restituendo tranquillità al dormiente che torna a dormire.

    2-Monaco di Baviera -Germania

    Certi episodi sembrano frutto di pura fantasia.Non la scomodiamo, perchè la vita vera , a volte, è ancora più irreale.La prima volta a Monaco in camper, mi cascano le chiavi, appena arrivato, in una grata a protezione dello scolo acque piovane?Come le recupero?Fortuna che non blocco il traffico.Sono comunque in una posizione scomoda.Chiamo il Feuerwehr, l’equivalente dei nostri pompieri.Risolvono in pochi minuti.Uno di loro mi dice che faranno passare l’intervento per infortunio, non prevedibile,altrimenti avrei dovuto pagare una penale.Pensare che la Germania è stata per me un Paese , a lungo sottovalutato, poco stimato ed ambito, una tappa quasi obbligata, dopo Francia e Gran Bretagna, a causa di tanti colpevoli e stupidi stereotipi.Mi ci sono trovato meglio che in Italia.Vi ho trascorso da allora tutto il temo libero.Quanti condizionamenti interferiscono nel navigatore della nostra vita!Sono seduto nel camper a programmare un itinerario per la città.E’ un pomeriggio piovoso.Sono, evidentemente, senza volerlo, ben mimetizzato.Una bella signora in costume bavarese, avendo un bisogno impellente, individua l’angolo nascosto tra la mia auto ed un’altra, per espletare.Si premunisce da sguardi indiscreti, guardando con attenzione a destra, poi a sinistra.Rassicurata, si accoscia.Io divento di fronte, dove non ha guardato, uno spettatore con posto in prima fila, statua di cera come da Madame Tussauds a Londra.Non posso presentarmi.Le verrebbe di sicuro un colpo.Resto di cera , fino a che non ha finito.Si ricompone rilassata, stiracchia il dirndl e se ne va.Stesso posto a Monaco, vicino al carcere femminile.Mi sento più sicuro di notte, perchè il posteggio è sorvegliato dalle telecamere.Nel mezzo della notte, sono addirittura svegliato da urla femminili.Mi sporgo dal finestrino con cautela.A tre auto di distanza c’è una coppia, con una lei al culmine del piacere con un lui evidentemente molto prestante.Lo invidio e maledico, nello stesso tempo, perchè non riesco più a prendere sonno.Il camper mi ha salvato anche da un probabile, imbarazzante fermo della polizia tedesca:una transgender, collega di lavoro in un albergo, per una evidente vendetta nei confronti di due sorelle Italiane, sue amiche, mi vende proprio la loro bici per 40 marchi, spacciandola per sua.Le due ragazze, che lavorano con me , reclamano spiegazioni quando mi vedono in sella alla bici.Mi credono, quando del tutto ignaro, spiego il retroscena nè si stupiscono.A mia volta mi rivolgo, incavolato nero, alla transgender reclamando i miei 40 marchi e spiegazioni.Non ricevo nè il denaro nè qualche scusa.Stà di fatto che la tizia denuncia lo schiaffone ricevuto, come subita violenza alla polizia di stato. Ne sono venuto a conoscenza dopo qualche giorno, quando il custode degli alloggi riservati al personale dell’albergo, mi ha riferito che la polizia mi cercava.Pur vero che avevo abitato in uno di quegli appartamenti, ma adesso ero un senza fissa dimora.Di questo, per fortuna, nessuno ne sapeva niente.

    3-Camargue – Francia

    Spiaggia infinita e desolata.Mi ci inoltro con la bici, fin dove non c’è traccia di essere umano, come nel pieno del deserto.Carico la macchina fotografica con scatto automatico ed inquadro la spiaggia:mi ci pongo davanti, per correre nudo verso l’orizzonte lontano.Bella foto, spicca il candore del deretano rispetto all’abbronzatura di tutto il resto, sembra un costume bianco, molto aderente, costume adamitico.Forse continuo a correre ancora, come allora, verso altri traguardi.

    4-New York -Manhattan U.S.A.

    Del ponte della gomma, di Brooklin rimane solo una foto.Desidero attraversarlo a piedi, ma è chiuso per lavori.Giro per la fifth Avenue e Central Park su una bici gialla, comperata ad High Falls per 40 dollari.La rubano, nonostante sia legata ad una insegna di Times Square.Dopo una settimana, posteggiata allo stesso posto, ritrovo solo ruota anteriore e catena.

    5-Parigi – Francia

    Arrivo a Parigi da Bordeaux.Durante la vendemmia conosco un ragazzo Portoghese.A Parigi c’è mia sorella.Vuoi venire?Alloggio molto modesto in periferia.I primi giorni usciamo insieme.Io me la cavo bene con la lingua e frequentiamo le varie mense.Lui è impacciato.E’ costretto a seguirmi come un cagnolino ed imitarmi.Sarà stato grande il disagio se dopo pochi giorni mi molla.Tocca andare in giro da solo.Trovato l’alloggio, desidero un lavoro.Sul giornale, rimediato, abbandonato su una panchina leggo da un trafiletto che cercano un cameriere presso un ristorante tunisino di cous cous.Mi presento.Il proprietario Tunisino mi studia da capo a piedi e dice no, per poi richiamarmi dall’ uscio quasi superato per andare via.Esperienza positiva.Impegno limitato al sabato e domenica.Sia il proprietario che gli altri camerieri, pagati a percentuale, in base agli incassi,mi hanno sempre trattato bene.Evidentemente era fonte di ulteriori guadagni per loro, uno che si accontentava di 200 franchi francesi, senza ulteriori pretese. 23 Novembre 1980- Terremoto in Irpinia Italia. 3000 morti.E’ questa la notizia a caratteri cubitali sui giornali a Parigi.E’ presto.Ho lasciato la cameretta,che utilizzo solo per dormire, per girovagare:prima Beau Bourg, il Centre George Pompidou.Biblioteca a tua disposizione di 4 piani.Una premessa molto precoce dell’Internet di oggi.Ho trovato persino il dizionario Italiano – Napoletano.Vi trascorrevo giornate, se non avevo impegni per lezioni di Italiano a domicilio.Un piccolo annuncio su un giornaletto per studenti e arrivano numerose richieste, del tutto inaspettate.Con quelle notizie, rinuncio a prendere il metrò.Subito telefono a casa.La linea non funzionante aumenta l’angoscia.Telefono a parenti in Sardegna.Da lì mi rassicurano di stare tranquillo.I miei stanno bene.Avenue de la Bourdonnaie 68. “68, quasi il numero perfetto:69”. Battuta idiota di un tassista, che mi accompagna a casa, insieme a due ragazze Italiane e due pensionati, in viaggio di piacere nella ville lumière.Un gruppo, nato per caso, che vuole festeggiare il nuovo anno 1981 insieme e le ragazze sono al centro dell’attenzione, anche con questi sottointesi, che non mi aspettavo da un Parigino DOC.L’entrata è di un palazzo molto signorile, ma non tutti sono signori, quelli che vi entrano.Io non lo sono, ma non provo nessuna invidia e forse preferisco essere un Mr.Nessuno.Permette di essere al di sopra delle parti e di osservare meglio, senza vincolo alcuno di fedeltà al proprio ruolo, come il cameriere che, smessa la divisa, si siede allo stesso tavolo, dove prima hanno cenato clienti dal raffinato galateo e si sbraca, tracannando dalla bottiglia di Dom Perignon semipiena, con rutto di soddisfazione nel finale.Abito in una stanza minuscola, ad un ultimo piano, senza ascensore, con servizio igienico in comune con un Cinese, alloggiato in altra cameretta e ,forse, una signora, signorina, i segni della cui presenza, sono mutande, stese ad asciugare:sono senz’atro femminili, ma troppo grandi e demodè, per qualcuno giovane.Resterà un mistero, mentre conoscerò il Cinese, che mi invita a pranzo, avendo impiantato un cucinino in quello spazio di centimetri.Mi sveglio di notte.Ho un prurito improvviso ed insopportabile all’ano.E’ anormale, inspiegabile.Mi decido, vado in bagno e con uno specchietto, rimediato da chi sa dove, mi controllo.Vedo minuscoli vermi,candidi, che si agitano.E’ il panico.Sono da solo in una città straniera:Parigi.Troppo bello per essere vero, mi toccherà tornare a casa.Traduco in francese:Piccoli vermi bianchi nella zona anale.Me lo appunto per iscritto, dovessi avere difficoltà nel chiedere aiuto in farmacia.Invece la farmacista, una signora molto gentile, capisce al volo, togliendomi anche da un comprensibile imbarazzo, che si tratta di ossiuri.Girando per le varie mense universitarie, di cui Parigi è piena, me li sono beccati da qualche parte.Rimedio:compresse,igiene della zona, taglio molto accurato delle unghie.Ingurgito subito la pillola di Mebendazolo, già in strada.Ma è sabato e tocca prendere servizio presso Chez Leon in Place de la Bastille.Il collega, cameriere, mi vede strano, dice che sono giallo.”Davvero?”mi mostro stupito, mentre invece conosco bene la ragione:sono gli effetti del medicinale, che nel frattempo, prima a casa, mi ha fatto correre in bagno.Mi sono liberato con una unica seduta.Non dovevo lavorare.Ero un pericolo di infezione, soprattutto in un ristorante.Ho trasgredito per non rinunciare ai 200 franchi francesi del fine settimana, che mi permettevano affitto, abbonamento metrò e le mense.Prima di Parigi, Venezia, Ponte degli scalzi, subito a sinistra, un porticato, adesso chiuso da una inferriata insormontabile.I residenti costretti alla barriera.Non erano graditi il tappeto di sacchi a pelo multicolore e la gimcana per raggiungere l’uscio di casa.1980-appena laureato, vi ho dormito qualche notte, dopo essere stati scacciati dalla Stazione Santa Lucia.Deliziosi lo sciabordio delle gondole e del moto ondoso o la fisarmonica di qualche gondola.All’alba da qualche barca veniva scaricata una pila di Gazzettino, il giornale.Ne prendevo sempre uno, per cercare lavoro a Iesolo.A notte fonda un ragazzo francese urla”Mon sac a dors!Mon sac a dors”Gli hanno rubato lo zaino.Sveglia tutti i saccopelisti.Lo ritrova dopo pochi metri.Il ladro spaventato lo ha rilasciato.Lo controlla.E’ contento, ritrova le poche cose,documento e denaro.Diventiamo amici.Ci scambiamo i numeri di telefono e gli indirizzi.A Parigi mi ricordo di lui.La sorella mi aiuta a trovare un alloggio a pochi passi dalla Tour Eiffel:un un buco, in alto, 13mo piano, senza ascensore.Ma potevo considerarmi non fortunato?

    6- Salisburgo- Austria

    Spaccata del finestrino laterale posteriore, lato guida del camper, per portare via il borsello di servizio da camerire al Penta Hotel di Monaco di Baviera.Misero bottino:forse 30 marchi tedeschi, tutti spiccioli, probabile, grande delusione del ladro, grave danno, grande sorpresa per me ed enorme autorimprovero per simile sbadataggine:lo avevo messo a prendere il sole, appiccicato al vetro, mentre io, entusiasta per la giornata libera, facevo l’identica cosa, sdraiato sul greto dell’Isar, pregando, lodando,ringraziando, a modo mio, il Creatore ,per la bellezza del posto, ma soprattutto delle Tedesche, che si esponevano senza falso pudore e senza censura.Avrà avuto forse 18 o 20 anni, la ragazza più alta di me, che sinuosa ed elegante, con un monopezzo, sbiadito, vecchio, rimediato chi sa dove, per evitare di essere nuda,si è offerta imprevista al mio sguardo, sorpreso ed attratto dal buco rattoppato, di quello slip, che era da buttare via.Da allora ,non ho più incontrato una donna vestita meglio.La decisione è rapida.Il camper è un Fiat.Meglio far sostituire il vetro in Italia.Non posso sopravivere senza, considerato che ci abito e non posso essere alla mercè di qualsiasi passante, come il borsello.Tappa in assoluta controtendenza, verso Portogruaro-Venerzia in piena Estate,Agosto.A Salisburgo decido di fermarmi per fare un giro.Trovo un immenso parcheggio, stranamente quasi del tutto vuoto, ma ho un finestrino inesistente.Individuo un albero solitario nel mezzo dell’area e ci impiego un bel pò per posteggiare, in modo tale da impedire a qualche maleintenzionato di curiosare o peggio rubare, grazie a quell’apertura.Alla fine della manovra mi accorgo di una picola claque, non molto distante, di Austriaci, che mi applaude.Ringrazio comunque, sapendo bene della presa in giro e biasimandoli, non poco, per la superficialità e scarsa intelligenza, con cui anche in Austria, nella città natale delle palle di Mozart e di Mozart, si giudica il prossimo.

    7-Torre Annunziata- Scoglio di Rovigliano

    E’ pomeriggo, spira la solita brezza, che increspa il mare e rende più suggestivo ed avventuroso il varo del piccolo kayak.Vi ho già percorso miglia, con l’essenziale in caso di incidenti:pinne, un contenitore per gli occhiali e qualche spicciolo.Quegli spiccioli che permisero di comperare un gettone telefonico e telefonare a casa, per chiedere aiuto:il mare era troppo agitato, mi ero fermato a Castellamare di Stabia, tornando da Sorrento, diretto alla base: lido Mappatelle di Torre Annunziata.Venne mio padre a raccattare me e kayak.Dopo una dura giornata di lavoro, al povero era toccato l’extra del recupero di figlio ed imbarcazione e non era, per niente contento dell’imprevisto.Nessuna recriminazione,nessun rimprovero, solo silenzio.Tante volte quest’ultimo ti parla in maniera , ancora più efficace.Quel pomeriggio,sopraffatto dalla noia, mi imbarco in una ora insolita, dopo pranzo, per un giro poco impegnativo, di qualche ora.C’è un compleanno da festeggiare sul più tardi.Non porto neanche le pinne, nè blocco i due buchi sfiatatoi a prua e poppa.Me ne dimentico o li sottovaluto.Non ci sarà mai una risposta, dal momento che anche l’unico testimone, il sottoscritto, non la conosce.Gli antecedenti insignificanti di disgrazie, tante volte incomprensibili.Senza orologio, non so dopo quanto,oramai già al largo, la parte posteriore del natante si appesantisce, la pagaiata diventa pesante, imbarco acqua,faccio rotta verso Rovigliano con metà kayak, oramai più sommergibile che barca, già affondato.Perdo pagaia,occhiali,ciabatte,tshirt e mi ritrovo solo in mezzo al mare.La spiaggia di Torre è lontanissima.Rovigliano, ad essere ottimisti, sembra più vicino.Il kayak sparisce.Quanto tempo trascorro in mare, non si sa.Penso alle pinne, che mi avrebbero salvato, guardo alla finestra di casa, che si vede lontano, ma con cui non posso comunicare, agli anni che ho, non molti, per morire in un modo così stupido.Mi rilasso, alterno gli stili dorso, crowl, con pause.Il mare mi è amico, non minaccia.Mi sposto di poco.La spiaggia è irraggiungibile.Non sono agli estremi, mi sento ancora vigoroso, quando passa una barca d’altura.Sono stupiti, quando alzo il braccio destro per chiamarli.Mai aiuto è stato così gradito.Mi tirano sù e mi accompagnano a casa, più povero di San Francesco, con le sole mutande.Mia madre mi nasconde,perchè nel frattempo è in pieno svolgimento la festa di compleanno.

    8-Trieste -Villa Opicina

    Faccio tappa in Slovenia, per il pieno di gasolio,più economico.Mi fermo al centro, a Basovizza, subito dopo in Italia, a comperare un trancio di pizza appena sfornato.All’uscio c’è un ragazzo nero, col berretto teso per l’elemosina.Gli regalo qualche euro.Da dove vieni? Nigeria, l’unica parola che gli esce.Sembra sorpreso ed impaurito.Lo lascio tranquillo, pensando alla sua storia ed a tutte le altre , che rimarranno sconosciute.Ho la bici al seguito.Basovizza la conosco, anche le foibe nei paraggi.Ancora bandiere rosse in strada per i festeggiamenti del primo Maggio.Perchè non raggiungere Villa Opicina?Con la bici? Da solo?Da buon pigro monto la bici sul camper e mi dirigo a Villa Opicina.Mi fermo all’obelisco della Napoleonica.C’è una veduta mozzafiato del golfo di Trieste.Leggo il cartello segnaletico:strada Vicentina dall’architetto Vicenti, progetto fallito di strada, per fortuna! aggiungo io,per mancanza di fondi.Non mi va di inoltrarmi sul sentiero a destra del cartello, perdermi nel bosco e rinunciare a quella vista.Resto perplesso ma un signore mi chiede se può essere di aiuto.Si!Vale la pena fare quel tratto segnalato, nascosto tra gli alberi?Mi sorride sornione e capisco che si, vale.Troppo stanco, mi ritiro nel camper, preparo un caffè, riposo e dopo torno all’obelisco.Affronto , in leggera discesa, in bici, la passeggiata più bella, mai sperimentata, con Trieste ai piedi, che si confonde col mare di un azzurro intenso di una splendida giornata di sole.Individuo la pineta di Barcola con la fontana inconfondibile al centro, il Castello, i binari della ferrovia, con i treni, che sembrano imitazioni in miniatura, che si muovono sulle piste elettroniche del collezionista.E’ una vista continua, un balcone lungo 3 km e 700 metri fino a Prosecco.Il ritorno a piedi, con la bici da spingere, perchè in salita è più duro.Riconoscente a quel sorriso.Stavo per andare via, vittima dell’ignoranza.Chi sa quante volte ed in quanter altre occasioni ho rinunciato senza sapere.

    9-Edimburgo – Scozia – 15 Agosto

    Bellissimo il lavoro al Caledonian Hotel ad Edimburgo in Scozia.Una allegra brigata di studenti camerieri, più dediti a pettegolezzi e flirts che al lavoro.Ed io ci sguazzavo, contento,come in un habitat naturale.Prima, invece, a Maidstone vicino Londra l’esperienza era stata negativa.Il proprietario del ristorante era un Torinese,con marcato accento italiano, quando comunicava in inglese con i clienti.Il servizio era raffinato, con flambès à la carte, che un altro cameriere Italiano gestiva con maestria. Io ero in grado solo di osservare incuriosito, se non impegnato nello sbarazzare i tavoli.Tempo libero:poche ore.Servizio:ininterrotto e se non c’erano clienti, diventavo un lavavetri o addetto alle pulizie a tempo pieno.La brutta ed appropriata espressione è quella di ultimo arrivato.Con coraggio rinuncio al lavoro.Ho pochi spiccioli in tasca.Rimedio la colazione con una bottiglia di latte, che raccatto(rubo) da un uscio lungo la strada.Telefono al mio insegnante di sala, un corso alberghiero di pochi mesi, di Ascoli Piceno e gli espongo la situazione.Il Sant’uomo mi suggerisce di andare ad Edimburgo al Caledonian Hotel.L’ultimo modestissimo salario viene impegnato nell’acquisto del biglietto.Se va male in Scozia, tocca tornare in Italia, chiedendo un sussidio al Consolato.Mai avrei chiesto aiuto ai miei.Dormo, stanchissimo, profondamente, durante il tragitto Londra-Edimburgo.Mi dispiace addirittura svegliarmi all’arrivo al mattino presto.Non è difficile individuare il Caledonian.E’ gigantesco, alla fine di Princes Street.Un giovane manager mi propone di lavorare nel Main Dining Room:tre ore al mattino e tre al pomeriggio, due giorno liberi a settimana.Vitto ed alloggio.Accetta?Stentavo a crederci.Ero salvo.Rientro in Italia scongiurato.Chiacchiere e chiacchiere in inglese, sui temi più vari, anche Giochi senza frontiere, un programma di tempi passati che aveva visto una cameriera collega protagonista.Vera colazione alle 10, al termine del servizio, che cominciava alle 6 con sempre un paio di kipper,(aringhe affumicate) tramite richiesta di presunti , inesistenti clienti, mangiate di soppiatto nel locale lavanderia.La falsa colazione era tale in quanto lasciava molto a desiderare ed era quella concessa ai dipendenti ad inizio servizio.Postazione N.1, la migliore, quella all’entrata del main dining room.Ho servito il segretario personale della regina madre di Elisabetta II.Non l’avrei mai saputo, se non mi avesse avvertito il capo chef , un giovaneTurco.Talvolta a cena capitava che ci fossero più camerieri che clienti e, paradosso, questi ultimi ricevevano un pessimo servizio.Ognuno pensava che non dovesse toccare a lui lavorare più degli altri ed intanto i clienti aspettavano.Indimenticabile la caduta di un piatto di scrambled eggs(uova strapazzate) di un camerire scozzese.Raccatta con tovagliolo e paletta, esce e rientra subito dopo, con un altro piatto.Tempi da cronometro in cucina?Nient’affatto! mi confessa, candidamente, che è lo stesso ripulito.Da allora odio i ristoranti e chi me li propone.Giornata off, sono libero di prendere il bus da Princes Street per andare al Firth of forth a 42 km.E’ il 15 di Agosto ed ho voglia di mare e sabbia, pensando a Torre Annunziata affollatissima.Trovo la spiaggia ed un mare freddo, senza la presenza nè di umani nè di animali, a parte qualche gabbiano.Preso dallo sconforto, tolgo le scarpe:mocassini blù e scatto loro una foto, con sullo sfondo la spiaggia deserta.Quella foto si chiama malinconia ed è ancora ben conservata.

    10-Venezia Ponte della Libertà

    Percorso a piedi , 4 km, solo andata, al ritorno ho preso il treno, quando lavoravo al Gritti Hotel.Pessima esperienza.Dismesso dopo 15 giorni.Lavoravo già al Chat qui rit, una pizzeria vicino Piazza San Marco, con alloggio miserabile, vicino ai servizi, con tetto da cui pioveva segatura eppure mi sembrava un castello, ero a Venezia.Un collega mi fa:si libera un posto al Gritti.Non posso andarci.Ci vado io!Detto fatto mi presento con attestati di lavoro all’estero e laurea in lingue.Assunto come commis ai piani.Indosso la divisa e la farfalla bianca.Non riesco ad allacciarla.Un collega mi aiuta e chiede.”All’università non te l’hanno insegnato?”Da allora ho sempre nascosto il titolo di studio in altri posti di lavoro e la cosa, devo dire, mi ha aiutato.Il lavoro è semplice, le mancie sono da favola e sostituiscono lo stipendio.I clienti sono personaggi famosi ma resto troppo poco, per conoscerne qualcuno.Mi confido con uno della brigata di camerieri veneziani.” Il lavoro e l’alloggio mi piacciono e pure le mancie.”Altra chiosa maligna :”Fossi in te, non mi illuderei!”Infatti dopo qualche giorno mi chiama il maitre, cui pure avevo fatto una buona impressione, quando mi ero presentato e mi dà il benservito.Demoralizzato, faccio la valigia per tornare a casa a Torre.Sul vaporetto per Santa Lucia stazione incontro un amico del liceo.Non ricordo cosa avrò riferito ma che fosse la persona sbagliata, nel momento sbagliato ed anche nel posto sbagliato , Si!Sono comunque sopravvissuto.A Torre Annunziata mi attende la sorpresa di una lettera da Bordeaux Francia, che mi comunicava che c’era un posto per me come vendemmiatore.A Torre avevo accolto in casa un ciclista olandese, incontrato per strada, evidentemente esausto dopo il tratto Napoli fino ai portici, in centro città, dove lo avevo visto, se accetta subito, senza riserve, il mio invito a riposarsi un pò.Durante la breve permanenza lo metto alla prova, invitandolo a salire fino alla vetta del Vesuvio.Diede una lezione di maggiore resistenza e vigore, a noi, io ed altri amici, che pensavamo di essere più riposati, non avendo fatto, come lui, il tragitto in bici Olanda Spagna Francia Italia con pause per lavorare alla raccolta arancie o vendemmia. Lascia gli indirizzi di dove ha lavorato.Mi rivolgo agli stessi.Mi risponde Monsieur Paul Gastelein, proprietario del Chateau Saint Pierre Sain Julien Beychevellr Pauillac per invitarmi alla vendemmia.Conservo ancora il suo attestato del mio servizio, come vendemmiatore.Parto per Bordeaux.Mi aspetta un melting pot di Portoghesi, Francesi ed Inglesi.Sono l’unico Italiano e non è la prima volta.Mi intendo bene con Portghesi e Francesi, un pò meno con gli Inglesi.Mi sembrano imperialisti, furbi ai danni altrui.Poco importa.Sono interessato pittosto alle ragazze francesi.Ricordo le tavolate imbandite con bottiglioni di vino, che non mancava mai e carne alla brace, con i padroni del Chateau a capo tavola.L’appetito non mancava dopo ore passate a vendemmiare e neppure l’allegria.In quanto Italiano di Napoli mi è toccato cantare O sole mio.Una grossa camerata ospita solo me e gli amati Inglesi con brandine da campeggio e un wc portatile.A fine vendemmia con partenza programmata, si tira a sorte su chi deve svuotarlo.Tocca a chi pesca il bastoncino più corto, tra i 10, quanti ne siamo,che ha in pugno uno di loro.Sono proprio io il prescelto.Ci resto male.Non posso dimostrare il trucco.Il wc è rimasto, strapieno del contenuto, al suo posto.Ed io ho seguito i Portoghesi, richiesti per altre vendemmie sino a fine Ottobre.Torniamo al Ponte della Libertà, percorso anche in bici, partendo dal Parco San Giuliano, attraversato sotto le arcate in canoa, con meta Cimitero di San Michele circumnavigato.Durante un Carnevale ho raggiunto Piazza San Marco, caduto in acqua, mi sono sentito battezzato Veneziano d.o.c senza volerlo.

    11 – Lido di Venezia

    Piena Estate a Monaco di Baviera.Due ragazze del posto.Nessuno se le fila.Sono loro amico, perchè ho sempre ritenuto ingiusto discriminare in base a canoni estetici il prossimo, maschile o femminile che sia.Mi propongono un soggiorno al Lido di Venezia.O.K. Voi in pensione ed io dormo con sacco a pelo in spiaggia.Finalmente in compagnia.Per motivi miei di lavoro mi precedono di qualche giorno.Arrivo al Lido.Le cerco inutilmente.Sono rinchiuse nell’albergo, ustionate, con la febbre.Per farsi belle abbronzate hanno esagerato con l’esposizione al sole sin dal primo giorno.Posso venirvi a trovare?Preferiamo di no. Mai più riviste.Comunque io resto.Un signore di Torino, che si lamenta della moglie, da cui separato, ma anche della figlia, simile alla ex consorte, ma con cui in vacanza, confida a me che ho pernottato sulla sabbia, che ha dormito male nell’Hotel a poca distanza.Quale?Ausonia Hungaria 5 stelle -lusso.Una ragazzina di 15-16 anni mi chiede una “zigarette”.Guarda che parlo tedesco.Pericoloso dormire da sole in spiaggia.Sotto inteso:fidatevi di me come Guardia del corpo.Si!Veglia attenta ed insonne ma con una unica visuale.Che ipocrita.Possono denunciarmi per tentata pedofilia e farebbero bene.Mi autoassolvo con 10 Pater Noster e mi allontano con finta indifferenza.

    12- High Falls New York

    Prendo il volo Londra – New York dopo stop and go incredibili.Un Preside, cui ho comunicato l’intenzione di giustificare la mia assenza ad un ultimo Consiglio Insegnanti, che deve convalidare valutazioni esami di licenza media, nei quali faccio da Tutor ad una sola ragazzina con il sostegno, mi gela”Professore!Non la faccio partire.”Come?Ho biglietto prenotato, una selezione a Milano superata.Chiedo solo un giorno di assenza, tra l’altro l’ultimo di servizio, prima delle ferie.La Burocrazia al livello del potere, per fortuna minimo nel mio caso, diventa ottusa in certi personaggi.Risposta rapida dopo il K.O. iniziale:”Faccia ciò che vuole.” L’altro Preside, mio diretto superiore, mi soccorre.Sarei partito comunque e , meno male, perchè alcune esperienze si valutano,diventano di valore inestimabile, uniche, con il tempo, come il vino di annata.Annoto tutto.Da Venezia Tessera partenza alle 21,15 con arrivo a Gatwick alle 22,15.La richiesta di 77 sterline per un pernottamento all’Hilton mi fa propendere per una sistemazione nella bella e spaziosa sala d’aspetto.

    Vi dormo bene ma non è sempre così:Londra- Mini appartamento nei pressi di Victoria Station a Londra.Lavoro nella city al Great Easten Hotel.Molto difficile trovare un alloggio.Trovo un letto, non so come, ma da condividere in tre, tra cui una ragazza al centro.I patti sono chiari sin dall’inizio.Siamo tre disgraziati, che si soccorrono.Dopo pochi minuti mi accomodo sul tappeto.Non sopporto la ragazza, ben vestita, vicinissimo ma distante anni luce da qualsiasi approccio.La posizione orizzontale non mi manca, ma passo l’intera notte insonne.Caledonian Hotel Edimburgo.Ultimo piano, ala ovest, riservata alle stanze del personale.Condivido la piccola stanza con un cuoco Irlandese.Ricordo finestra con spiffero, i piedi del cuoco di fronte al mio naso, poco distante, nella branda opposta.O.K. sopporto.Non siamo fidanzati e se puzza di cucina e di altro sono solo affari suoi.Nella notte riceve una visita femminile.Molto difficile silenziarsi in certe situazioni ma, diamine, poteva avvertirmi.Sarei andato a dormire altrove.La notte successiva, si ripete l’appuntamento.Compero un sacco a pelo e chiedo ospitalità a due Italiani, che soggiornano in un’altra stanza.Mi accontento della moquette e della posizione orizzontale, ma almeno non devo fingere di dormire.La segreteria, con cui mi lamento, mi dà dopo pochi giorni di notti sulla moquette, un’altra camera.Zaragoza – Spagna :vi arrivo giovanissimo ad incontrare, finalmente ,dopo anni di fitta corrispondenza una ragazza spagnola:Ana.Non ricordo nulla della città , che non visito per niente, ma della botta sui denti si.Era nato un certo feeling con Ana, di Huesca, grazie alle innumerevoli confidenze su sogni, speranze,amori tra due teen agers.Grazie a lei avevo appreso la lingua, che mi attirava tanto di più rispetto al greco e latino del liceo.Naturalmente è molto generosa nell’avermi riservato un divano nel minuscolo salotto.Non sopporto però che la camera da letto sia appannaggio geloso di lei ed un Americano capellone,incontrato da poco e di sua sorella e del compagno.Resto pochi giorni.Non riesco a non sentirmi un intruso.Parto per Francoforte.A Karlsruhe mi beccano senza biglietto.Altra nottata in stazione.Nessuno comunque mi tratta con disprezzo.Telefono a Gabi, una ragazza tedesca, di Francoforte che era stata mia ospite a casa.Mi viene a prendere insieme ad un amico.Contracambia l’ospitalità, offrendomi una stanza.Inutilmente mi cercano un lavoro:sono diplomato e parlo solo francese.Non so che farmene del latino e greco antico.Me ne torno a casa depresso e disilluso. Flight number per New York TZ605-Chek in ore 10,00 Partenza ore 13,00.L’imbarco dura parecchio.L’aereo è capiente.E’ un jambo.Siamo in tanti.Però, c’è gente coetanea. Poi mi accorgo che sono i genitori, che portano la valigia al figlio teen ager o ventenne.Classico taxi giallo dall’aereoporto J.F.Kennedy.L’autista è un nero.Durante il tragitto litiga con un altro autista, bianco.Ricordo che scende dall’auto e minaccia il povero, che non reagisce, visibilmente impaurito, attaccato al volante.Caspita!Non era il contrario?Martin Luther King!Ku Klux Klan!”Buon pomeriggio a New York”rifletto sarcastico con me stesso.Qualcosa non quadra, mi aspettavo il buio.Effetti del jet lag.Pernotto al Roosevelt Hotel.Impatto con i grattacieli della big apple, al mattino presto, quando cerco il ristorante per il breakfast, già pagato da Camp America.A stento intravedo il cielo sereno tra i grattacielo.Fumi, vapori escono dalle grate, che sporgono sulle strade.Come nei film.Briefing nella hall alle 10. Destinazione High Falls non distante da New York. 14,30 Bus New York – Rosendale.A meta finale mi carica con un pick up il figlio della direttrice di Camp Huntington.Rivisto, dopo anni grazie a quel prodigio dell’evoluzione,Face Book.Stessa faccia furba, con sguardo ancora malandrino, dietro però occhiali da presbite.E’ lui il nuovo direttore.Eccolo, il Camp America.Ci sono ragazzi e ragazze con handicap fisici e psichici, che trascorrono le vacanze tra di loro diversamente abili, come chiamati con tanta ipocrisia in Italia.Ricordo Mike, un bel ragazzo alto, 25-30 anni, le tshirts con la scritta Truck of the year, regalate dal padre, in occasone del compleanno e quella torta, esibita da me per una foto, con tanta solitudine ed un sorriso forzato di Mike, che neppure si rendeva conto di essere al mondo, figuriamoci di quei festeggiamenti dovuti, perchè qualcuno aveva pagato per lui il soggiorno nel campo.Un assoluto anonimo con altri anonimi.Era il più problematico, in compagnia di altri 7 disabili, più vecchi dei loro accompagnatori : io ed un altro ragazzo inglese. Erano bambini oramai maturi, presto anziani, cui badare con un baby sitting sostituitivo di quello della famiglia.Era uno spaccato di umanità, un Olimpo, con i pochi Dei dell’intero staff,che governavano i tanti umani, più vulnerabili, più da proteggere, che ci ammiravano ed obbedivano. Rientravano in un periodo limitato della loro esistenza in uno spazio e tempo circoscritti, in cui erano come gli altri, non diversi, perchè in netta maggioranza. I diversi eravamo noi, lo staff ed il mondo esterno.

    13-Trieste

    Trieste è diventata solo la Pineta di Barcola ed il mare, dal Porticciolo sino al Castello di Miramare.Hanno sostituito d’estate le verdi praterie lungo l’Isar di Monaco di Baviera.Adesso come allora mi sento Signore di uno spazio tutto mio, quando in orari impossibili, lo perlustro in bici o a nuoto.Tutti a Barcola sono provetti nuotatori:da scaletta o da scoglio.I primi non si fidano di scendere a mare, puntellandosi con mani e piedi sui grossi massi, insidiosi perchè appuntiti e taglienti,come fanno i più coraggiosi,obbligati a movimenti, che mettono a prova forza di gambe ed agilità.Qualche Triestino d.o.c si tuffa ma solo da quel determinato masso, collaudato, sperimentato, ben conosciuto.Mi sovviene il detto contadino che consiglia di scegliersi la compagna ideale quando torna dal lavoro nei campi e non quando esce dalla messa domenicale.Io dovrei appostarmi in qualche angolo e spiare chi preferisce il tuffo alla comoda e sicura scaletta.Sarebbe lei la contadina da maritare.IL Faro della Vittoria a sinistra e il Santuario di Maria Madre e Regina lassù, in alto, sul Monte Grisa a destra o viceversa, secondo la postazione dove parcheggio, formano la base di un triangolo, il cui vertice è il mio alloggio camperizzato.Sono ,di notte, i miei abat jour enormi e sempre accesi.

    14-Caorle – Porto Santa Margherita

    Portogruaro – Venezia.Rientro in italia.Al seguito la bici rossa comperata a Colonia in Germania.L’impatto con Monaco, a settembre, con quella bici, ad estate oramai finita è stato indimenticabile, per non parlare del mio primo Oktober fest.Lungo l’Isar ancora tante bellezze a godersi gli ultimi giorni di sole.Tracannavo come umbriaco, inappagato, da quelle atmosfere idilliache, correndo sulla bici moto rossa. Non riuscivo a fermarmi, non volevo perdermi neppure un angolo nascosto:l’acqua gelida del fiume, lo sci acquatico imbracati al primo ponte utile, le zattere con i complessini di musica, i boccaloni da un litro di birra , non solo all’Englischer Garten.Opposto l’approccio alla stazione di Portogruaro, l’anno dopo con la stessa bici.Percorro non più i prati bavaresi ma il tratto asfaltato , soleggiato ma noioso fino a Caorle.La bici verrà rubata al termine dell’anno scolastico., quando devo sloggiare a fine Maggio per lasciare lo spazioso appartamento, per diventare camperista a Porto Santa Margherita.Sporgo regolare, inutile denuncia alla Stazione Carabinieri del posto.Mi fanno aspettare.Mi annoio, sfoglio qualche giornale, mi sporgo dalla finestra.Quando, finalmente, il Maresciallo mi riceve, mi rimprovera.Mi sento io l’indagato:Perchè così curioso?Chi ci dice che non stia, lei sconosciuto, preparando un attentato?Rimpiango Monaco e l’Ispettore Derrik.Campeggio selvaggio in Porto Santa Margherita, vicino ad una piccola pineta, poco lontano dal mare.Non sono solo.A sorpresa si aggiunge un altro camper:una coppia con un bambino spastico.Non ci vuole molto a capire che preferiscono posti appartati, lontano dalla curiosità dei tanti, che potrebbero trovare in un campeggio a pagamento.Ecco i veri eroi:quelli che sacrificano una intera vita, non pchi secondi, che neanche ti danno il tempo di riflettere.Lui mi aiuta a collegare una mini TV alla batteria dell’auto.Un comfort in più, che rende più comodo e suggestivo il soggiorno, con vista sulla pineta e sul mare.Ho lasciato un alloggio grande ma freddo e mi sono cercato e trovato una reggia.Con la fine degli esami di licenza media e quindi del mio servizio, sono di nuovo on the road senza nessuna meta.Ritiro l’ultimo stipendio all’Ufficio Postale.Sono frastornato, incapace di intendere e di volere, proiettato in una girandola di direzioni, con una bussola impazzita.Lo smarrimento del potafoglio,causato anche dalla confusione del trasferimento verso l’ignoto, mi riporta al contatto con la realtà.Ho perso qualche banconota da cento, ma non patente e documenti.Mi punisco:niente più sigarette.A distanza di anni, avrò ben recuperato, soprattutto in salute.Prima tappa è Bibione.Trascorro la notte nell’enorme parcheggio, poco distante dal mare.E’ estate.Ci sono altre pensioni viaggianti come la mia.Al mattino si apre un portellone.In concomitanza lo sbadiglio di un coetaneo, che ha dormito bene.Mi reco in piazza con l’inseparabile bici.Titoli a caratteri cubitali dall’edicola. Arrestato Enzo Tortora.In mostra il mostro con le manette in primissimo piano.

    15 – Abano Terme

    Ultime vacanze in compagnia.Rara occasione, in cui cliente in un albergo di Abano Terme.La Postazione per la cena è all’entrata del ristorante.Atmosfera rilassante, con canzoni di sottofondo, sempre le stesse: ricordo Biagio Antonacci “Pazzo di lei”.Si adatta al contesto silenzioso ed elegante.Le notti sono da incubo.Non funziona l’aria condizionata.Nè posso aprire le finestre, per nugoli di zanzare minacciose, che non aspettano altro.Imploro il portiere di notte per un ventilatore.Cerca ma non trova niente.Il lupo solitario dentro di me ringhia :”in un camper non avrei avuto di questi problemi.Qui tocca pagare per soffrire e non dormire.”Si programma una sortita per l’Abbazia di Praglie, complesso benedettino a pochi chilometri.All’arrivo ,mentre parcheggio, noto un giovane, che fà l’opposto, va via.Gli sguardi di entrambi si incrociano.Non mi piace nè lui nè l’auto, malandata come lui.Non ci faccio caso, più di tanto ma mi sembra che cambi idea, rientra nel parcheggio.Sarà lui forse, il presunto ladro, che per sottrarre pochi euro mi causerà un danno ben più grave.Il Monastero ed il frate benedettino, addetto alla vendita di amari e souvenirs si conciliano con il silenzio e la serenità del posto.Chiedo persino i costi per un soggiorno.Ho dimenticato il borsello in auto. Ho bisogno di qualche spicciolo.Torno all’auto e mi accoglie la sorpresa di una spaccata al lato guida.Il borsello sparito.Un cumulo di vetro per terra.Perplesso, senza connettere sul cosa fare,mi accorgo di un’auto della Polizia Municipale,che è appena passata oltre, con l’autista che mi ha guardato distratto.L’auto svolta, mentre li chiamo.Li inseguo con l’auto malconcia, per il viale.Niente da fare.Spariscono nel traffico.Vacanza terminata.Si torna a casa con l’ulteriore beffa che durante il viaggio di rientro notiamo che abbiamo pagato anche il supplemento per l’aria condizionata.

    16- Milano

    Trovo posto in una strada privata, non lontano dal Cimitero Monumentale:Via Calvino.A pochi passi ho anche la stazione metropolitana M5 Cenisio, una fontana ed un piccolo giardino pubblico.Non potevo trovare di meglio nel centro della metropoli.Il Campo Santo è un vero e proprio museo all’aperto, gratutito,con monumenti che ricordano i morti, tutti facoltosi, alcuni conosciuti come il Manzoni, altri un pò meno.L’Entrata riservata agli Acattolici, più defilata rispetto a quella principale,è ideale per avere accesso ai bagni eccellenti.Puntuale alle 8,00, orario di apertura, entro e vado alla toilette.Poi mi addentro nel traffico di Milano ma in bici.Compero comunque un carnet di 10 biglietti per la metro.E’ questa la routine quotidiana per una settimana, fino a che non ho la sgradita sorpresa di non ritrovare la bici, parcheggiata alla fermata metrò Cenisio.La catenina me l’hanno lasciata.Noto una telecamera.Forse se denuncio, ho qualche speranza.Vado alla Stazione Centrale , Binario 22, come suggerito da due ragazzi della Polizia Ferroviaria.Ancora una esperienza di vita, sintetizzata onestamente dal poliziotto addetto: la denuncia è una perdita di tempo, se non conosce il numero di telaio, simile alla targa di un’auto.Me ne procuro un’altra, ma questa volta l’assicuro con una catena, degna del nome.Percorro tutta Via Certosa per raggiungere il Cimitero Maggiore a deporre un fiore ricordo.Libertà è avere tempo libero.Ne approfitto.Mi spingo fino all’etremità, dove c’è il reparto istraelitico, incuriosito da girandole multicolori.Ci sono le lapidi di bambini.Alcuni hanno vissuto un solo giorno.Non posso lamentarmi di niente, se invece io ne ho vissuti tanti, non importa come.Adocchio una distesa verde con panchine e fontanella.Al Monumentale non ho notato tanto spazio verde.Mi fermo, mi distendo su una panchina, usando lo zaino come cuscino.Il silenzio, la frescura degli alberi,qualche merlo che fruga tra le foglie è il sottofondo ideale per dimenticare il frastuono del centro città:Duomo,Stazione Garibaldi,Stazione Centrale,Castello Sforzesco, Navigli.Mentre chiudo gli occhi concludo che sono, diventato un esperto dei cimiteri milanesi, cercando un posteggio.Al Monumentale è tanto più difficile, ma è vicinissimo al centro.Più facile e gradevole al Maggiore, ma la distanza dal centro è appunto tanto maggiore.

    17-Bologna

    Parcheggio nel grande spazio alberato ed ombreggiato, vicino al Cimitero Monumentale Certosa.Il centro non è distante, se hai però una bici.Al primo giorno mi perdo tra i numerosi portici.Bello anche inevitabile, ma poi con una bussola e una mappa cittadina, ritrovi sempre la direzione verso il nuovo provvisorio accampamento su 4 ruote.Mi ritrovo per caso in Via San Luca.Porta all’edificio strano, inconfondibile, che domina dall’alto tutta la vallata e dall’autostrada è il segnale che stai arrivando a Bologna : Santuario della Madonna di San Luca.La strada è in forte pendenza.Impossibile con la bike ,comperata a MIlano.Tocca spingerla fino alla meta,per poterla apprezzare almeno in discesa.Altri percorrono il porticato di fianco, di 666 archi, che trovandosi, appunto, a Bologna, città dei portici, risulta con 3.976 metri il più lungo al mondo.Qualche gruppo si ferma per recitare il rosario, presso qualche cappella.Il 02/08/2021, molto presto visito il centro:Piazza Maggiore, San Petronio.Nessuno in giro, non come il pomeriggio di ieri.La stessa città sembra diversa, più mia.Alle 12 rienro alla base.Mi dirigo verso Via Sabotino, tra Piazza di Porta San Felice e Piazza Santa Isaia.Addirittura con la bici devo fermarmi, impedito dalla folla.Alla Stazione ferroviaria c’è una manifestazione.Dal Palco le Autorità tengono discorsi.E’ l’anniversario della strage di Bologna:41 anni.Oggi come allora la spensieratezza di una escursione si scontra inaspettatamente con la riflessione di una nazione intera.All’epoca ero al rientro da Sorrento in Kayak, del tutto ignaro di quanto accaduto.Medito con amarezza che solo l’ignoranza, non l’indifferenza,permette di vivere con un pò di serenità.

    18-Brescia

    A distanza di anni torno a Brescia.Adesso, come allora, tanto caldo quantunque sia Giugno e non Agosto.Trovo un parcheggio alberato e molto tranquillo in Via Giovanni Battista Tiepolo.Non è distante dalla Questura, non si sa mai, e dal centro.Ci sono altri camper.Nonostante la canicola terribile vado in Piazza della Loggia, al monumento in ricordo della strage, poi al Castello, in Piazza Paolo VI e a Piazza della Vittoria mi fermo per un gelato.Non mi basta.Pranzo con una vaschetta gelato più tardi.Al pomeriggio rifletto sul da farsi:è troppo caldo.Di sicuro anche questa notte non si dorme.Studiando la cartina noto che c’è la Via Panoramica, che porta al Monte Maddalena, la montagna dei Bresciani, con un dislivello di 725 metri.Bene! Si riparte, obbligato dalla temperatura insopportabile.Percorro gli 11,3 chilometri in salita, con 13 tornanti, segnalati prima di ogni curva.Ciclisti da entrambi i lati, spediti quelli in discesa, sofferenti gli altri.Mi fermo dopo un tornante.Non vorrei essere costretto alla discesa, se non trovo un posteggio.Non c’è anima viva.Chiedo ad un gruppo di ciclisti ,in discesa, comparsi all’improvviso, quanto manca alla cima.Mi risponde l’ultimo del gruppo, nonostante la velocità sostenuta.Ancora un chilometro.C’è un parcheggio?Si, bello, spazioso.Rassicurato riprendo la salita.Raggiungo lo spiazzo in poco tempo:è grande.Ci sono altre auto.Nessun camper o van attrezzato come il mio.Il panorama vale senz’altro tutti quei tornanti.Si spinge fino a Milano, Bergamo, penisola di Sirmione e Lago di Garda,per non parlare del resto.Abbassi lo sguardo ed hai una carta geografica ai tuoi piedi.Bisogna però saperla leggere.Una terrazza con vista mozzafiato è adibita a ristorante.Nè manca la fontanella con acqua gelata.Ma, meglio di tutto, è fresco e ventilato.Quello che cercavo.A mezza notte mi accorgo che sono rimasto da solo.Possibile?Nessuno che abbia avuto la mia stessa idea a Brescia? Con quell’afa?Chiedo perplesso, al buio, rischiarato dalla mia torcia, agli ultimissimi avventori del ristorante,forse i gestori, in procinto di partire con una moto, se c’è qualche divieto di campeggio.”Chi si reputa furbo, spesso è semplicemente ingenuo.”Mi rassicurano.Stà di fatto che resto solo, senza un umano nei paraggi.Trascorro la notte sereno, complici la stanchezza e i valori ottimali del termometro ,ma guardingo ed incredulo.Brescia è parte di una immensa distesa luminosa, ma la lontananza e l’assoluto silenzio non tranquillizzano.Al mattino incontro già una ragazza, in bici, che riempie la borraccia alla fontana.Sono di nuovo in partenza per Sirmione.Ho deciso di fare colazione da quelle parti, tornarci per il refrigerio di un bagno.E’ orario di traffico, di giornata lavorativa,le 8,00.Fatico per svoltare a sinistra in Via Filippo Turati a Brescia dopo la discesa tranquilla.Che impatto anche con il traffico autostradale, dopo la sosta notturna nel deserto.A Sirmione devo ricorrere al navigatore.Non rieso ad individuare l’ultimo parcheggio,poco distante dalla Polizia Municipale:in Via Alfieri.Torno al mio angolo preferito per un bagno.Al Parco San Vito.Subito dopo l’entrata, a sinistra, assicuro la bici ad un palo della piccola staccionata.C’è sempre poca gente, non come alla spiaggia Giamaica, con vista sulle grotte di Catullo.Di notte c’è un acquazzone.Mi aspettavo o speravo qualcosa di peggio,considerati i problemi di siccità e temperatura.Torno a San Vito l’indomani mattina:non c’è nessuno, ho addirittura freddo.A Desenzano ci arrivo in auto, avevo pensato alla bici, poi ho cambiato idea.Faccio fatica a trovare l’ufficio informazioni in Piazza Malvezzi.Parcheggio in Via Rimembranze, poco lontano dal cimitero, tanto per cambiare.Volentieri mi tuffo, appena individuo la prima spiaggia disponibile:Spiaggia Desenzanino.Qui noto un signore, non certo giovanotto,che lascia lo zainetto e si inoltra con nuoto cadenzato.Lo perdo di vista.L’avevo già dimenticato quando lo vedo tornare con lo stesso ritmo dopo più di un’ora.Da ammirare e possibilmente imitare.

    19-San Giuseppe Vesuviano Napoli

    Primo funerale.Il loro numero è direttamente proporzionato agli anni vissuti.Dimmi a quanti funerali hai preso parte e ti dirò quanti anni hai!Bambino di pochi anni dò sepoltura al canarino giallo,adagiato in una scatoletta di cartone.Mia madre mi sorveglia con la debita ma finta commozione.Consiglia sul come procedere:scavare col rastrello la buca nel giardino,sotto il ciliegio, recitare una preghiera, nascondere il tutto con terra.Mesta cerimonia di solo due persone.Forse i miei fratelli dormivano o forse ancora non ne avevo.Mia madre non mi confessò allora, che la colpa era stata sua.Il canarino era morto di sete.Un grande vantaggio essere adulti.Puoi scegliere di non essere più legato all’anziano e spalancare finalmente tutte le gabbie.

    20-Istria

    Trieste- Capo d’Istria-Isola – Portorose – Pirano

    Tour massacrante, anche per il caldo di Agosto.A chi persegue una dieta con sacrifici consiglio di seguirmi.Perdo chili in pochi giorni, divertendomi e senza mai annoiarmi.Prima tappa a Capo d’Istria.Trovo parcheggio vicino al porto, naturalmente gratuito.Verrò poi a sapere che sono posti riservati ad una ditta, che essendo sabato è chiusa.Primo ristorante che trovo, è subito dopo la Porta della Muda.Pizzeria pri Wodnjaku.Conservo il menù.Poco lontano si vede la Fontana da Ponte.Mi sembra strano che è fotografata da tanti.Ammetto la mia ignoranza, non sapevo neppure che esistesse, ma ero sopraffatto da fame e sete.”Una grossa birra, ben fredda e qualcosa di tipico del posto” chiedo al cameriere che mi porta una Wiener Schnitzel con patate.Prima sono andato ad un ipermercato, alla ricerca disperata di una mappa.Senza mi sento perso in qualsiasi posto.Mi lamento con un turista inglese, che non sono riuscito a trovarne una.Mi regala una delle sue.La cosa mi tranquillizza ma dopo mi accorgo che sono guide di Portorose e Pirano.Mi riservo il primo angolo di spiaggia, che trovo, per mettermi in ammollo e poi cercare l’ombra, non il sole, per asciugarmi.Diretto a Portorose, mi fermo al Belvedere di Isola, con veduta stupenda fino a Trieste, di cui riesco ad individuare, anche ad occhio nudo , il faro della Vittoria.Sono tentato di fermarmi per la notte, ma c’è troppo traffico.Mi allontano di poco e trovo un parcheggio per una piscina.Gratuito? Si, mi fa un locale”.Di notte, non so, mi risponde, ma se lo è di giorno, deve esserlo pure di notte.”E’ musica per le mie orecchie.Scendo fino ad Isola senza fatica in bici, ma più chilometri percorro e più mi preoccupa la futura salita.Mi fermo al primo ristorante più comodo per una pizza con alici e solito boccale di birra.Orari dettati unicamente dalle circostanze, quindi del tutto irregolari:colazione, pranzo e cena si confondono.Riesco a trovare la strada del ritorno senza fatica, senza neanche ricorrere alla mappa, regalata dall’Ufficio del Turismo.Isola è piccola.Notte tranquilla in solitudine, con pistola scacciacani, in bella mostra.Arrivo a Portorose in mattinata.Solito problema:un parcheggio, possibilmente centrale ed appartato e poco trafficato.Mi spingo con la bici fino a Camp Lucija, un campeggio.Chiedo le tariffe ma il gestore mi fa capire che lo spazio antistante l’ufficio è free.Ulteriore musica slovena, gradita alle mie orecchie.Entro ed esco, quando voglio dall’area e usufruisco del servizio igienico al bisogno impellente.I bagni e le doccie hanno l’accesso riservato a chi possiede il pass ma è facilissimo accodarsi.C’è un via vai continuo. Trascorro una bella giornata, a mare, poi in bici per raggiungere Pirano in salita.Mi accorgo dopo che era più facile percorrere il lungo mare, che unisce le due splendide località.Bella Piazza Tartini ? E chi è?Famoso musicista Italiano.Non fosse che al ritorno ci sono epigrafi ed immagini di lui in bella mostra.Compero un souvenir e chiedo alla negoziante se mi è concessa una sedia, per usufruire dell’aria condizionata.Caldo terribile.Pausa : ordino un Greek Coffee gelato al primo bar disponibile.Proseguo per il ritorno, quando folgorato da un murale di un Pirata, decido di fermarmi per una foto.E’ proprio sul mare e volentieri indosso il costume per un bagno, finalizzato ad immortalare quel capolavoro, che riprodurrò a casa.Fino al tramonto resto, obbligato, al mare nel campeggio. Rientrare nel mio alloggio motorizzato surriscaldato è poco piacevole.A sera esco volentieri ed ordino quello che capita, alici fritte , patate e birra ad una postazione di tavoli e panche lungo la strada.Di notte mi sveglia il frastuono di ragazzi, in partenza.Bagliori di lampi e minaccia di forte temporale, che diventa una pioggerellina.Torno a Trieste.

    P.S.Caro lettore, essere arrivato fino alla fine è il segnale che forse hai trovato interesse oppure è sperimentare con te stesso fino a che punto sei disposto a sopportare disinteresse.Ho numerosi altri episodi, scritti e dimenticati da qualche parte.Tutti alla rinfusa, come i ricordi.Mi attrae di più la vita vissuta o vera o autobiografica che la fiction.Sono alla ricerca di qualcosa di simile, per un confronto.

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