Gli scacchi come metafora di vera guerra di selezione darwininiana per il genere uomo

Il gioco degli scacchi, mi ha affascinato, fin da quando l’ho soperto da ragazzino.Non lascia spazio alla fortuna, come nelle carte, ma solo alle tue personali capacità, tra cui prima di tutto l’intelligenza.Se si dovesse giocare, come in una guerra, in cui solo il vincitore sopravvive,in un mondo di uomini, diventato troppo piccolo, si assisterebbe ad una competizione crudele ma soprattutto vera.In caso di sconfitta non ci sarebbero le attenuanti per armi, che da una parte potrebbero essere più sofisticate o potenti oppure di truppe più numerose oppure di una forza fisica maggiore o di tante altre variabili. Sarebbe uno scontro allo stadio puro, a quello che ci differenzia dal resto del mondo animale, tra due personalità, in cui prevale solo quella più furba, meno emotiva, più concentrata.Non ci sarebbe spargimento di sangue nè rivincita nè patta.Vince solo il cervello più evoluto.La forza bruta, quella dello scontro a cornate tra i cervi della foresta per il predominio sulle femmine e sul cibo scarso, sarebbe appannaggio esclusivo delle sole macchine, informatizzate al meglio dagli scacchisti più bravi.

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